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Al di là delle divergenze

19 Luglio 2006 Nessun commento

Alberto Guarnieri. Giornalista

caro avenia, mi dichiaro sostanzialmente soddisfatto della sua cortese replica. resto convnto che parlando di media lei generalizzi un po’ troppo, ma noto nelle ultime righe uno sforzo interpretativo che mi soddisfa. al di là delle divergenze che restano in molti punti credo il nostro pensiero si sia avvicinato. in particolare le dò volentieri atto dell’indiffernza come possibile reazione allo stress. cordialità

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La Chiesa Cattolica è l’ultimo baluardo contro l’endocannibalismo occidentale

17 Luglio 2006 Nessun commento

Franco Avenia

Concordo con Guarnieri ? peraltro stimato giornalista ed attendibilissimo esperto di comunicazione – che la risposta psicologica della gran parte della popolazione davanti alle preconizzate o enfatizzate catastrofi sia l?apatia, ma ritengo che questa non denunci altro che una fase di adattamento al continuo stress cui siamo sottoposti dai media, un meccanismo di difesa che consente di schermare, di rimuovere la paura, piuttosto che restarne sopraffatti. Le risposte naturali davanti ad un agente stressante sono l?attacco, la fuga, la paralisi. Non potendo attaccare – tranne in alcuni estremi casi (si dovrebbe riflettere se alle volte delinquenza e terrorismo non siano tra questi. ? Quando non è possibile una rivolta, si attua una rivolta impossibile?) – la risposta più facile è la fuga (l?indifferenza) e quella più radicale, ma patologica, la paralisi ( si pensi in proposito alla crescita esponenziale dell?uso di droghe, alcol e psicofarmaci, ma anche e più semplicemente allo stordimento che si ricerca nel tempo libero).
Da un punto di vista sociologico l?automatismo dell?indifferenza, dell?apatia, davanti alla paura causata da eventi reali o indotta artatamente, si estende in modo naturale a tutti gli altri fenomeni sociali, diluendoli, velandoli, rendendoli innocui. Espressioni del tipo ? non ci si sorprende più?, ?non ci si scandalizza più? sono di uso comune e rivelano un atteggiamento tanto diffuso da consentire a chi ne vuole approfittare di compiere ogni misfatto, restando il più delle volte ingiudicato e sostanzialmente impunito. L?inarrestabile corrosione poi del relativismo imperante giustifica le devianze (non solo sessuali) negando valori forti di riferimento che, ovviamente, in tale prospettiva sono visti come gli ultimi ostacoli da rimuovere per una totale massificazione della società e la sua sempre più facile governabilità (o meglio, manovrabilità).
Dobbiamo, dunque, distinguere da ciò che viene messo in atto intenzionalmente (impaurire attraverso la gestione dell?informazione e blandire con il sesso) e quelle che sono le reazioni. E proprio perché ci si difende dalla paura con una sorta di assuefazione che vengono usate modalità di comunicazione e linguaggi sempre più terrorizzanti e si scovano notizie atte a far crescere la paura; mentre con una sincronia che non può essere casuale si da sempre maggior spazio a richiami sessuali.
Negare che esista una costante volontà di tenere mediaticamente in apprensione, invocando l?indifferenza che si produce per reazione, è paradossalmente equivalente a negare il sistema di ferocia che governava i campi di sterminio tedeschi, appellandosi alla sostanziale passività con cui tale ferocia veniva subita. L?intenzione dell?azione, non può essere spiegata ? ripetiamo ? dalla reazione.
Guarnieri, che è un attento osservatore degli eventi legati alla comunicazione, sa che questa nella sua modalità organizzata-diffusiva ha un ruolo determinante per la formazione del pensiero e della percezione e che è strumentale alla conservazione del potere economico-politico, quanto al sostegno del profitto. Difficilmente quindi la comunicazione organizzata-diffusiva viene lasciata al caso nella forma e nella sostanza. Individuare poi dove i cosiddetti ?poteri forti? si nascondano per governarla, dove allignino e con chi identificarli non è mio compito.
Per quanto riguarda, invece, i fenomeni di macabra curiosità, sostitutivi di civile e caritatevole assistenza, questi sono ? a mio parere – determinati dalla natura delle società capitalistiche che si fondano sull?edonismo, elemento essenziale per alimentare il consumo e dunque strutturati sulla rimozione sociale della sofferenza e della morte. La morte, che ci appartiene costitutivamente è nascosta ai più, centellinata, mostrata tra veli, dosata mediaticamente con il contagocce. Ciò accende fisiologiche – non morbose! – curiosità. L?incidente mortale fissato sullo schermo del telefonino, come il fenomeno apparentemente sconcertante che ha decretato il successo di alcuni siti internet dedicati a sgozzamenti ed altre atrocità si spiega con la necessità di guardare in faccia la morte. Si muore, la morte è un fatto naturale, e si vuole vedere la morte.
Venendo alle osservazioni circa il grande spazio destinato ultimamente dai media alla Chiesa Cattolica, concordo ancora con Guarnieri che di recente si sia data grande attenzione ai suoi rappresentanti, ma non certo per benevola considerazione. La Chiesa Cattolica rappresenta oggi ? come spesso è stato nel passato ? l?ultimo baluardo della nostra civiltà, contro l?endocannibalismo occidentale e le aggressioni esterne. E?, dunque, ovvio che un forte sentimento di appartenenza si coaguli e si stratifichi accanto a quello religioso, alimentando un forte interesse. Va poi considerato che in un mondo in cui il valore degli uomini, come delle cose, sia dato dalla loro strumentalità e dal prezzo, il richiamo alla fede, alla trascendenza, al valore della vita sia forte, fortissimo. Se sul piano esistentivo è possibile lasciarsi distrarre camminando a testa bassa, su quello esistenziale non possiamo che guardare in alto, attenti ai valori fondamentali dell?essere umano, di cui la Chiesa Cattolica è custode. E i media, si sa, sono sempre molto avveduti nel cogliere ciò che più interessa per captare l?attenzione: così con una mano ci offrono il pasto e con l?altra lo condiscono con le loro spezie.
Per rispondere, infine, alla considerazione relativa al ?crollo del desiderio? sessuale, interpretato da Guarnieri come estensione dell?apatia sociale, concludo con due brevi considerazioni: la prima, che consiste nel ricordare che la sovraesposizione ad un richiamo produce una sorta di ottundimento fisiologico che fa diminuire progressivamente l?attrattiva stessa del richiamo, e la seconda, che lo stress, se negativo e prolungato, notoriamente riduce il desiderio sessuale.
Quanto a collegare tutto questo con la Chiesa Cattolica, – per quanto mi riguarda – intendevo solo mettere insieme alcune osservazioni su comportamenti che, seppur apparentemente scollegati, appaiono nella loro simmetria intimamente connessi: la paura è il fil rouge che caratterizza i media; l?allettamento sessuale pervade la comunicazione organizzata-diffusiva; la Chiesa Cattolica, che da speranza e conforto contro la paura ed eleva l?uomo dalla condizione animale per sospingerlo verso quella umana e trascendente, è sempre più soggetta a brutali attacchi. Traete voi le conclusioni. Per quanto riguarda Socci, risponderà lui se ne avrà voglia.

Riferimenti: se vuoi conoscere meglio l’Autore

… e su questo, mi permattano Avenia e Socci, la Chiesa che c’entra?

17 Luglio 2006 Nessun commento

Alberto Guarnieri
Giornalista

Il dottor Avenia fa ricerche e sviluppa teorie di grande interesse ma stavolta, nel suo ultimo editoriale (Cento colpi di spazzola e passa la paura) mi pare partire da premesse erronee che suscitano, in un non specialista come me, il desiderio di intervenire. Chissà che, se Avenia vorrà concordare su un diverso punto di partenza, non ne risultino ulteriormente arricchite le sue conclusioni “specialistiche” che, in quanto tali, non mi permetto a prescindere di discutere.
Avenia arriva a “spiegare” il sesso nella nostra società postindustriale all’alba del terzo millennio, partendo dalla PAURA che la popolazione prova (o a cui è costretta da non meglio precisati poteri).
A me pare invece che la caratteristica di questi nostri tempi sia l’INDIFFERENZA verso tutto. Avenia cita malattie (la sars) come strumento di terrore. Ebbene proprio quell’epidemia è stata accolta col più sovrano disinteresse. Passata una settimana in cui i polli sono rimasti nei supermercati è bastata, sia pure in assenza di dati sanitari in controtendenza, una qualche azzeccata campagna di conti per riportare i bipedi trionfalmente sulle nostre tavole.
Colpa dei mass media che abbandonano gli argomenti con la stessa rapidità e trascuratezza con cui montano “casi”, mi si potrebbe obiettare. Possibile, ma che dire allora dell’Aids? Certo non trascurato dai media, pensiamo davvero stia ancora terrorizzando? Dalle informazioni fornite dalle prostitute sulle richieste dei loro clienti (), parrebbe proprio di no.
E ancora a proposito di media. Qui, trovando infallibilmente il plauso dello “strano cristiano Antonio Socci?. Avenia accusa i mezzi di informazione di ignorare costantemente il messaggio religioso, che solo potrebbe lenire la paura ed impedire l’illusoria consolazione del sesso cui a suo parere la nostra società si concede.
Ebbene, se esiste un periodo storico in cui il messaggio della Chiesa è amplificato ai massimi livelli, introdotto anche nei più tradizionali recinti del “dominio” laico, è questo che stiamo vivendo. In morte di Papa Woytjla otto reti nazionali su otto erano costantemente collegate con piazza San Pietro. Certo, innegabile il carisma dello straordinario pontefice, ma di trattamento, mutatis mutandis, analogo godono il suo successore e perfino il cardinal Ruini, quest’ultimo almeno indubbiamente meno carismatico.
Ma non è questo che mi ha spinto a intervenire. Ribadisco piuttosto come i germi dell’INDIFFERENZA, dell’ APATIA siano la malattia che ci affligge. Indifferenza e apatia verso tutti e verso tutto. Indifferenza e apatia che sfociano nella criminalità quando leggiamo che invece di soccorrere vittime di incidenti ci si assiepa per fotografarle coi telefonini. Il fortunato libro di Melissa P non mi pare avere spessore e credenziali per costruire un anello di una catena guidata da chissà chi per, una volta ben terrorizzati, consolarci poi con qualche pruderie d’accatto. Forse è nel modello di sviluppo che ci siamo dati, col suo susseguirsi di emozioni, che possono essere anche semplici notizie, che va cercata la causa scatenante della reazione di indifferenza. E infatti, per chiudere doverosamente con la sessuologia, non si dice che questa è l’epoca del crollo del desiderio, cioè di un’altra forma di apatia? E, su questo, mi permettano Avenia e Socci, la Chiesa che c’entra?

Ci vogliono come una plebe tutta paura e istinti, ma c’è una speranza…

17 Luglio 2006 Nessun commento

Antonio Socci
www.AntonioSocci.it
Editoriale. Libero, 18.06.2006

Mentre infuriano le polemiche sul gay pride e sulle presunte ?interferenze? della Chiesa su questioni di costume e di etica pubblica (il Papa stesso ha dovuto precisare, con uno splendido discorso ai giovani, che la Chiesa non è ?sessuofobica? e non è un tribunale di proibizioni, ma è un grande ?si? alla felicità), è uscita una sorprendente e inattesa apologia della Chiesa Cattolica sulla ?Rivista di sessuologia?, che è il magazine ufficiale del Centro italiano di sessuologia.
Perché un simile riconoscimento alla Chiesa da un ambiente scientifico, certamente laico? Azzardo una risposta: per l? ?infelicità? di questo tempo di falsa esuberanza, congestionata e obbligatoria. Perché è ormai una malattia sociale che non trova guarigione senza un abbraccio consolante, che dà senso al vivere e al morire.
L?editoriale del direttore della rivista, Franco Avenia, parte dal diffuso clima ansiogeno in cui ci siamo abituati a vivere. Fa una rassegna delle nostre paure pubbliche e private. Una marea. Ne potremmo aggiungere molte altre. Ormai l?ansia è il nostro pane quotidiano, come rivela il continuo aumento del consumo di psicofarmaci. L?altroieri ?Il Venerdì di Repubblica? ? per dire ? ha dedicato la copertina proprio a ?I nostri luoghi oscuri?. Cioè alla paura. Dai ?grandi casi di cronaca agli intrighi politici, dai serial killer ai terroristi?. Il ?Venerdi? è andato ad attingere a quell?industria letteraria della paura che è il giallo: James Ellroy, Stephen King e molti altri.
Anche in Italia il genere giallo vive un clamoroso boom da dieci anni.
In realtà però l?industria della paura non è solo letteraria, è molto più grande e pervasiva. I giornali e i media stessi ne fanno parte e non c?è solo la morbosa telenovela di Cogne: i quotidiani titoli dei tg grondano ansia e sangue, specialmente in estate. Ci sono poi potentissime lobby della paura come quelle ecologiste deputate ad annunciarci ogni giorno catastrofi angoscianti e la fine del mondo prossima ventura (sempre puntualmente rinviata): per farsi un?idea di questa colossale bufala consiglierei di leggere ? a parte il monumentale volume di Lomborg, ?L?ambientalista scettico? ? il libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari ?Le bugie degli ambientalisti?. O il recente volume di Paul Driessen ?Eco-imperialismo?, semplicemente impressionante. Poi ci sono gli allarmi sulla salute: quelli planetari come la mucca pazza, la Sars e la febbre aviaria o il bombardamento quotidiano su ciò che fa male, sui cibi adulterati, il fumo, lo stress e sulle malattie sempre incombenti, un bombardamento che ci ha trasformato in un esercito di ipocondriaci divoratori di medicine (ci sono pillole per qualsiasi cosa).
Perché si vuole una società così ansiogena e angosciata? Un?ipotesi veramente intelligente è appunto quella di Avenia che segnala l?altra faccia della medaglia: ?al diuturno tam-tam mediatico della paura fa da contrappeso, insospettabilmente, ma non involontariamente, il richiamo sessuale?.
La stessa impaginazione dei giornali e dei programmi tv dosa notizie ansiogene-catastrofiche e immagini sexy. La pubblicità ne è piena. Il ?caso letterario? dell?anno è il ?demi-porno romanzo ?Cento colpi di spazzola? ?, amplificato da tv e cinema. Perché ?il sesso fa vendere, il sesso spinge, ma soprattutto distoglie dalla paura, narcotizzando fino al prossimo telegiornale. Una continua altalena tra la morte e la vita, tra la punizione attesa ed il premio sospirato. Un sistema efficace di contrappesi che lascia scorrere in mezzo, in una sostanziale indifferenza, ogni menzogna, ogni nefandezza, ogni sopruso, sia esso sociale, economico o politico?. Avenia ricorda le ?tre F (Forca, Farina e feste)? con cui un tempo si dominava sulle masse e le aggiorna oggi con le tre P, Paura, Pornografia e Pallone. E qui lo specialista fa questa considerazione: ?Non può essere un caso che l?unica istituzione capace di dar sollievo morale alla sofferenza quanto alla consapevolezza della morte e di demitizzare il sesso, sia sempre di più attaccata ed in modo così feroce. La Chiesa Cattolica è fatta oggetto da tempo di una aggressività continua, un odio difficilmente comprensibile, che forse può essere spiegato solo con l?interesse a delegittimarla. Dovremmo seriamente interrogarci su tali fenomeni?. Il simbolo del momento infatti è ?Il Codice da Vinci? che non a caso dosa furbamente tutti questi ingredienti: un po? di giallo, un po? di sesso e uno smandrappato anticattolicesimo.
Voglio citare ancora un passo di questo intervento intelligente e anticonformista di Avenia, proprio perché nasce da un approccio medico-scientifico alle sofferenze sociali e alla questione della sessualità: ?La Chiesa Cattolica, conforto per i più deboli e speranza nel dolore, elemento stabilizzante della società nei secoli, è ora temuta e avversata? nota Avenia ?come capace di spezzare il vantaggioso equilibrio scovato a fondo delle nostre paure più radicate e degli impulsi più facilmente sollecitabili. Un equilibrio funzionale alla conservazione di poteri che hanno perso progressivamente autorità e l?hanno sostituita con uno strisciante, quanto sinistro autoritarismo?.
Come appare dunque dal pasoliniano Palazzo, laggiù in basso, questa plebe variopinta che sarebbe il ?popolo sovrano?? Come ?una moltitudine tutta angosce ed istinti, facilmente influenzabile, governabile, spolpabile fino all?osso. Sono uomini e donne spaventati, drogati con un erotismo d?accatto, resi mansueti da chi sapientemente usa il bastone della paura e la carota del sesso?. Se infatti una volta Marx definiva la religione l?oppio dei popoli, ?oggi a ben guardare è il sesso l?oppio della nostra società, contraltare ad uno sciame di paure liberate artatamente nell?etere e fatte posare, il giorno dopo, sulle pagine dei giornali?.
Questo quadro descrive quantomeno come ci vogliono. Come i media rappresentano il Paese, anzi come cercano di plasmarlo. Un dominio che pretende di esprimersi perfino sui corpi oltreché sulle anime. Tutti, giornali e tv, sono omologati alla stessa monocultura: lo si è visto nel referendum dell?anno scorso, quando l?intero schieramento mediatico sponsorizzò questo tipo di sottocultura dell? ?io-istintivo? (tutto voglie e paure). Eppure in quel caso il Paese disse no. Avemmo un sussulto della testa e del cuore, del nostro vero io. Subito censurato e rimosso dai media. ?Tutto cospira a tacere di noi/ un po? come si tace un?onta/ forse un po? come si tace/ una speranza ineffabile? (Rilke).

Riferimenti: se vuoi conoscere meglio l’Autore

Paura, Sesso e Chiesa Cattolica

17 Luglio 2006 1 commento

CENTO COLPI DI SPAZZOLA E PASSA LA PAURA
Editoriale per la Rivista di Sessuologia. N° 4/2005. Ed. CIC Roma

?La paura è la cosa di cui ho più paura? sosteneva Montaigne. E noi di paura dovremmo averne molta.
Passata, ma non del tutto, la SARS, si affaccia minacciosa l?influenza aviaria: un virus che dovrebbe fare stragi, forse milioni di morti, e contro cui siamo sostanzialmente indifesi. Il rischio della sindrome da immunodeficienza è ancora incombente nei nostri rapporti sessuali (ma anche dal dentista e dal pedicure) e già si ripropone lo spettro della sifilide.
A stento si tenta di far rientrare i bellicosi propositi del regime totalitario della Corea del nord, intento a dotarsi di ordigni nucleari, che dall?altra parte del globo la teocratica Iran minaccia di armarsi con potenziale atomico e di colpire chi dissente dalla sua crociata contro lo stato d?Israele (noi italiani tra i primi). L?agghiacciante scenario di una guerra atomica che sembrava dimenticato dopo gli anni della ?guerra fredda? torna a turbare i nostri sonni.
Il terrorismo si propaga da un continente all?altro cancellando l?esistenza di segretarie, commessi e manager, smembrando massaie intente ad andare al mercato, impiegati che entrano trafelati sulla metro o bambini assonnati che si recano a scuola. Sempre in agguato sono poi gli attentati chimici (dell?antrace inviata per posta non se ne è saputo più niente) e quelli nucleari, con gli arsenali dei paesi ex comunisti descritti come supermarket per hobbisti dell?eversione.
Le catastrofi naturali sembrano più frequenti e rovinose. Accanto a terremoti e uragani abbiamo iniziato ad aver paura anche degli Tzunami (altra parola giapponese divenuta minacciosamente d?attualità dopo kamikaze). Fenomeni di proporzioni inusitate forse alimentati dal nostro modo scellerato di interpretare il progresso. Possiamo inoltre dimenticare il buco nell?ozono, che sta sempre lì e che un giorno sembra restringersi ed un altro riallargarsi? E l?effetto serra che produrrà prima l?allagamento di gran parte del nostro mondo per lo scioglimento dei ghiacciai e poi la desertificazione? Stiamo per scomparire come i dinosauri? Quanti dei milioni di asteroidi che vagano nell?universo entreranno in collisione con la terra? E il sole non starà per spegnersi? Secondo il calendario atzeco, infatti, non c?è da essere molto ottimisti.
Ma volando più in basso, come non temere l?inquinamento da gas di scarico, quello acustico e quello causato dalle onde elettromagnetiche? Non siamo poi al riparo dagli incidenti nelle centrali nucleari (delle 482 dislocate nel mondo circa la metà sono in Europa) e dalle scorie radioattive che vengono disperse chissà dove.
Anche a tavola non siamo esenti da paure: cibi transgenici o adulterati c?inducono alla massima prudenza nel fare la spesa. Dobbiamo inoltre stare attenti alla presenza di conservanti potenzialmente cancerogeni, alla scadenza dei cibi ed alla loro conservazione. Estrema cura dobbiamo anche avere nel comprare acqua minerale o succhi di frutta, perchè qualche scellerato può aver iniettato sostanze tossiche nelle bottiglie di plastica.
Che dire poi dell?improvvisa follia che può esplodere nel nostro insospettabile vicino? Da un momento all?altro può afferrare un coltello o imbracciare una carabina e fare strage di condomini. Già, le stragi. Stragi di mafia, di camorra, della ?ndrangheta? e le stragi del ?sabato sera?. Incidenti a catena in tarda notte dopo la discoteca. Alcol e droga gli agenti scatenanti, perché i nostri figli non sono esenti da questo rischio. Ma anche il nostro commercialista non lo è. E se fosse cocainomane e scappasse con i nostri risparmi?
Il fumo uccide, quanto lo stress, i grassi animali e la vita sedentaria. Neanche dietro la nostra scrivania siamo al sicuro.
E poi rapinatori, ladri e truffatori sempre in agguato.
Se anche volessimo dimenticare tutto ciò, ebbri della pozione magica che Prometeo ha portato sulla terra per farci vivere nell?illusione di essere come gli Dei, immuni da pericoli ed immortali, la televisione, la radio ed i giornali ci risveglierebbero dal nostro incosciente torpore per immergerci di nuovo nella paura, fino in fondo, legati mani e piedi, incaprettati.
Appena spentasi l?eco della pubblicità, giust?appunto quando sono ancora nelle nostre retine le immagini di una casalinga sorridente che porta a tavola fettine di carne in scatola guarnite con coste di sedano o di un?auto sfavillante che sfreccia sul lungomare, carica di bambini, bionde tutto fare e cani dal manto color champagne, ecco aprirsi il sipario del notiziario. Una sigla brontolante, inquietante, foriera di cattive notizie trancia i nostri aneliti immaginifici, gli ultimi istanti di quiete. Irrompe il sommario: un carro armato arranca tra le buche nella sabbia, inseguendo invisibili nemici; folle tumultuanti tra cassonetti in fiamme urlano ed inveiscono verso la telecamera; un?auto con lo sportello aperto lascia intravedere un corpo esanime crivellato di colpi; una mamma si dispera davanti ad una piccola bara bianca; un vecchio pensionato piange e impreca contro la mala sanità nel corridoio di un pronto soccorso: la nostra finestra sul mondo si è aperta. La voce dello speaker è tambureggiante, il tono professionale-drammatico è stereotipato, a ricordarci che quand?anche cambiassimo canale troveremmo gli stessi scenari; i suoi occhi fissano il centro del teleschermo inchiodandoci alle nostre responsabilità di telespettatori, di cittadini, di uomini: la vita è questa, dura, crudele, impietosa, e noi dobbiamo saperlo. Saltuariamente possiamo gioire con una coppia di celebri sposi che si affacciano compiaciuti ad un balcone o sorridere per le smorfie di un altrettanto celebre marmocchio infastidito dai flash. Perché la vita è questa: rare oasi di serenità sperdute in un immenso deserto di sofferenza, e noi dobbiamo avere paura.
Le prime pagine dei quotidiani non sono da meno. I titoli enfatizzano il lato drammatico degli eventi. Il confronto tra i partiti è sempre ?scontro?, gli operai sono in ?lotta? con gli imprenditori; la magistratura è in ?conflitto? con i politici; le manifestazioni in piazza sfociano in ?guerriglia? urbana. Anche lo sport viene rappresentato a fosche tinte: la ?lotta? per la retrocessione accompagna tutto l?anno il campionato di calcio ed il premio è la ?salvezza?, come se al posto di finire in serie B, si finisse all?inferno; negli stadi imperano ?violenza e teppismo?: un manipolo di sciagurati ruba regolarmente i titoli a centinaia di migliaia di pacifici spettatori. Dopo ogni ?ponte? domenicale si contano i morti sulle strade. La Pasqua di ogni anno è confrontata con quella precedente nel fare il bilancio delle vittime d?incidenti: avventati bagnanti, improvvisati rocciatori, imprudenti guidatori, sprovveduti campeggiatori, incauti quanto generosi soccorritori dell?autostrada; così come il primo dell?anno si calcolano i morti ed i feriti nella ?guerra dei botti? di mezzanotte. In un regolamento di conti tra cosche c?è il rischio che un proiettile colpisca un ignaro passante, l?omologo di quello che muore attraversando la strada durante una rapina. Ma c?è anche il rischio di perdere la vita per uno sguardo di troppo lanciato verso una ragazza o per un parcheggio conteso; cadendo da cavallo, sciando o per una fuga di gas. La parola rischio, di per sé già ansiogena, è una delle più abusate dalla stampa ed accoppiata con epidemia, ingovernabilità, recessione, terrorismo, povertà e calamità diviene angosciante. Morendo dignitosamente nel proprio letto o mentre si lavora (gli incidenti mortali sul lavoro, nel nostro paese, sono più di trecento all?anno ? uno al giorno!) non si assurge agli onori della cronaca, ma nel perdere la vita avvitando una lampadina si può sperare di finire in prima pagina, perché l?incidente domestico fa paura. Rompersi la testa cadendo dalla scala mentre si puliscono i vetri o scivolare mortalmente nella vasca da bagno ci ricorda che in nessun luogo siamo al sicuro. Possiamo evitare malanni, crolli, tracolli e catastrofi, ma gli infortuni domestici, gli incidenti stradali, le disgrazie, le fatalità, restano sempre in agguato, la morte ci spia e ci sorprende come un ladro di notte, e noi dobbiamo aver paura.
Al diuturno tam-tam mediatico della paura fa da contrappeso, insospettabilmente, ma non involontariamente, il richiamo sessuale. Così, come accanto alle catastrofiche prime pagine dei giornali compaiono in edicola seducenti ragazze dai seni prorompenti ed i glutei sodi; dallo schermo della televisione, prima e dopo i notiziari, ammiccano ? fintamente inconsapevoli ? starlet scollacciate, dalle lunghe cosce, abbarbicate al pudore attraverso l?esile filo del perizoma.
Non da meno è la pubblicità. Famose patatine fritte, poco tempo fa reclamizzate da una nota conduttrice televisiva che ammiccava dicendo ?la patata tira?, ora sono sponsorizzate dal più celebre attore del cinema porno che le pubblicizza riutilizzando il doppio senso della ?patata che piace?. E poi lo slogan dei profilattici Durex: ?Io ce l?ho sempre Durex?; delle caramelle: ?Mela verde, me-la-dai?; dei salumi ?Maiale dentro?; dell?acqua minerale, con uso improprio della bottiglietta; e poi?e poi.
Per il lancio pubblicitario del film tratto dal demi-porno romanzo ?Cento colpi di spazzola?, la Sony, finanziatrice dell?impresa, ha speso un milione e mezzo di euro, quasi la metà del costo di produzione della pellicola. D?altronde, il libro in poco tempo aveva venduto circa due milioni di copie, favorito dalla pubblicità offertagli in televisione, facendo leva sulla morbosità d?indistinti rapporti sessuali intrattenuti da un?adolescente sempre in calore.
Il sesso fa vendere, il sesso spinge, ma soprattutto distoglie dalla paura, narcotizzando fino al prossimo telegiornale. Una continua altalena tra la morte e la vita, tra la punizione attesa ed il premio sospirato. Un sistema efficace di contrappesi che lascia scorrere in mezzo, in una sostanziale indifferenza, ogni menzogna, ogni nefandezza, ogni sopruso, sia esso sociale, economico o politico.
Un tempo erano le ?tre F? (Forca, Farina e Feste) a tener buoni gli animi, a far mandare giù l?uso arbitrario del potere e le sue turpitudini; oggi le ?due P?: Paura e Pornografia (per simmetria, potremmo aggiungere una terza P: Pallone).
Non può essere un caso che l?unica istituzione capace di dar sollievo morale alla sofferenza quanto alla consapevolezza della morte e di demitizzare il sesso, sia sempre di più attaccata ed in modo così feroce. La Chiesa Cattolica è fatta oggetto da tempo di una aggressività continua, un odio difficilmente comprensibile, che forse può essere spiegato solo con l?interesse a delegittimarla. ?Morte ai preti? o ?10, 100, 1000 vescovi morti? sono scritte che si trovano oggigiorno sui muri. La profanazione delle chiese ? da noi per molto tempo sconosciuta ? è ricomparsa a Torino, dove la Madonna del Carmine è stata oltraggiata con scritte blasfeme e con il lancio di un petardo durante la messa.
Dovremmo seriamente interrogarci su tali fenomeni, chiederci perché e da chi sono sostenuti ed alimentati; perché i poteri forti sono indifferenti.
?C?è una crescente ostilità anticattolica ? scrive Antonio Socci sul Giornale (9 novembre 2005), citando anche gli episodi sopra elencati ? talvolta è autentico odio, che si evidenzia anche in modi del tutto diversi da quelli estremisti: soprattutto nel mondo della cultura, della politica, dei giornali?. Si pensi, ad esempio, che la regione umbra ha ospitato a Perugia la ?Sagra Anticlericale?, prova che non si tratta di un moto d?insofferenza spontaneo.
Ernesto Galli della Loggia, qualche giorno prima, scriveva sul Corriere della Sera (6 novembre 2005) ??basta dare un?occhiata anche distratta agli scaffali di una libreria per accorgersi della moltiplicazione negli ultimi anni dei libri che in un modo o nell?altro manifestano un atteggiamento polemico nei confronti della religione e della Chiesa Cattolica in particolare?.
La Chiesa Cattolica, conforto per i più deboli e speranza nel dolore, elemento stabilizzante della società nei secoli, è ora temuta ed avversata come capace di spezzare il vantaggioso equilibrio scovato a fondo delle nostre paure più radicate e degli impulsi più facilmente sollecitabili. Un equilibrio funzionale alla conservazione di poteri che hanno perso progressivamente autorità e l?hanno sostituita con uno strisciante, quanto sinistro autoritarismo.
Affacciati dai palazzi, gli influenti visir della politica e della finanza osservano compiaciuti la folla inconsapevole che sfila docile sotto i loro occhi: una moltitudine tutta angosce ed istinti, facilmente influenzabile, governabile, spolpabile fino all?osso. Sono uomini e donne spaventati, drogati con un erotismo d?accatto, resi mansueti da chi sapientemente usa il bastone della paura e la carota del sesso.
Se la religione è stata considerata l?oppio dei popoli, oggi a ben guardare è il sesso l?oppio della nostra società, contraltare ad uno sciame di paure liberate artatamente nell?etere e fatte posare, il giorno dopo, sulle pagine dei giornali.
Franco Avenia

Impotenza, ansia e stress: aspettative, vissuti e stereotipi.

1 Maggio 2006 Nessun commento

Per consultare: www.francoavenia.com
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