CENTO COLPI DI SPAZZOLA E PASSA LA PAURA
Editoriale per la Rivista di Sessuologia. N° 4/2005. Ed. CIC Roma
?La paura è la cosa di cui ho più paura? sosteneva Montaigne. E noi di paura dovremmo averne molta.
Passata, ma non del tutto, la SARS, si affaccia minacciosa l?influenza aviaria: un virus che dovrebbe fare stragi, forse milioni di morti, e contro cui siamo sostanzialmente indifesi. Il rischio della sindrome da immunodeficienza è ancora incombente nei nostri rapporti sessuali (ma anche dal dentista e dal pedicure) e già si ripropone lo spettro della sifilide.
A stento si tenta di far rientrare i bellicosi propositi del regime totalitario della Corea del nord, intento a dotarsi di ordigni nucleari, che dall?altra parte del globo la teocratica Iran minaccia di armarsi con potenziale atomico e di colpire chi dissente dalla sua crociata contro lo stato d?Israele (noi italiani tra i primi). L?agghiacciante scenario di una guerra atomica che sembrava dimenticato dopo gli anni della ?guerra fredda? torna a turbare i nostri sonni.
Il terrorismo si propaga da un continente all?altro cancellando l?esistenza di segretarie, commessi e manager, smembrando massaie intente ad andare al mercato, impiegati che entrano trafelati sulla metro o bambini assonnati che si recano a scuola. Sempre in agguato sono poi gli attentati chimici (dell?antrace inviata per posta non se ne è saputo più niente) e quelli nucleari, con gli arsenali dei paesi ex comunisti descritti come supermarket per hobbisti dell?eversione.
Le catastrofi naturali sembrano più frequenti e rovinose. Accanto a terremoti e uragani abbiamo iniziato ad aver paura anche degli Tzunami (altra parola giapponese divenuta minacciosamente d?attualità dopo kamikaze). Fenomeni di proporzioni inusitate forse alimentati dal nostro modo scellerato di interpretare il progresso. Possiamo inoltre dimenticare il buco nell?ozono, che sta sempre lì e che un giorno sembra restringersi ed un altro riallargarsi? E l?effetto serra che produrrà prima l?allagamento di gran parte del nostro mondo per lo scioglimento dei ghiacciai e poi la desertificazione? Stiamo per scomparire come i dinosauri? Quanti dei milioni di asteroidi che vagano nell?universo entreranno in collisione con la terra? E il sole non starà per spegnersi? Secondo il calendario atzeco, infatti, non c?è da essere molto ottimisti.
Ma volando più in basso, come non temere l?inquinamento da gas di scarico, quello acustico e quello causato dalle onde elettromagnetiche? Non siamo poi al riparo dagli incidenti nelle centrali nucleari (delle 482 dislocate nel mondo circa la metà sono in Europa) e dalle scorie radioattive che vengono disperse chissà dove.
Anche a tavola non siamo esenti da paure: cibi transgenici o adulterati c?inducono alla massima prudenza nel fare la spesa. Dobbiamo inoltre stare attenti alla presenza di conservanti potenzialmente cancerogeni, alla scadenza dei cibi ed alla loro conservazione. Estrema cura dobbiamo anche avere nel comprare acqua minerale o succhi di frutta, perchè qualche scellerato può aver iniettato sostanze tossiche nelle bottiglie di plastica.
Che dire poi dell?improvvisa follia che può esplodere nel nostro insospettabile vicino? Da un momento all?altro può afferrare un coltello o imbracciare una carabina e fare strage di condomini. Già, le stragi. Stragi di mafia, di camorra, della ?ndrangheta? e le stragi del ?sabato sera?. Incidenti a catena in tarda notte dopo la discoteca. Alcol e droga gli agenti scatenanti, perché i nostri figli non sono esenti da questo rischio. Ma anche il nostro commercialista non lo è. E se fosse cocainomane e scappasse con i nostri risparmi?
Il fumo uccide, quanto lo stress, i grassi animali e la vita sedentaria. Neanche dietro la nostra scrivania siamo al sicuro.
E poi rapinatori, ladri e truffatori sempre in agguato.
Se anche volessimo dimenticare tutto ciò, ebbri della pozione magica che Prometeo ha portato sulla terra per farci vivere nell?illusione di essere come gli Dei, immuni da pericoli ed immortali, la televisione, la radio ed i giornali ci risveglierebbero dal nostro incosciente torpore per immergerci di nuovo nella paura, fino in fondo, legati mani e piedi, incaprettati.
Appena spentasi l?eco della pubblicità, giust?appunto quando sono ancora nelle nostre retine le immagini di una casalinga sorridente che porta a tavola fettine di carne in scatola guarnite con coste di sedano o di un?auto sfavillante che sfreccia sul lungomare, carica di bambini, bionde tutto fare e cani dal manto color champagne, ecco aprirsi il sipario del notiziario. Una sigla brontolante, inquietante, foriera di cattive notizie trancia i nostri aneliti immaginifici, gli ultimi istanti di quiete. Irrompe il sommario: un carro armato arranca tra le buche nella sabbia, inseguendo invisibili nemici; folle tumultuanti tra cassonetti in fiamme urlano ed inveiscono verso la telecamera; un?auto con lo sportello aperto lascia intravedere un corpo esanime crivellato di colpi; una mamma si dispera davanti ad una piccola bara bianca; un vecchio pensionato piange e impreca contro la mala sanità nel corridoio di un pronto soccorso: la nostra finestra sul mondo si è aperta. La voce dello speaker è tambureggiante, il tono professionale-drammatico è stereotipato, a ricordarci che quand?anche cambiassimo canale troveremmo gli stessi scenari; i suoi occhi fissano il centro del teleschermo inchiodandoci alle nostre responsabilità di telespettatori, di cittadini, di uomini: la vita è questa, dura, crudele, impietosa, e noi dobbiamo saperlo. Saltuariamente possiamo gioire con una coppia di celebri sposi che si affacciano compiaciuti ad un balcone o sorridere per le smorfie di un altrettanto celebre marmocchio infastidito dai flash. Perché la vita è questa: rare oasi di serenità sperdute in un immenso deserto di sofferenza, e noi dobbiamo avere paura.
Le prime pagine dei quotidiani non sono da meno. I titoli enfatizzano il lato drammatico degli eventi. Il confronto tra i partiti è sempre ?scontro?, gli operai sono in ?lotta? con gli imprenditori; la magistratura è in ?conflitto? con i politici; le manifestazioni in piazza sfociano in ?guerriglia? urbana. Anche lo sport viene rappresentato a fosche tinte: la ?lotta? per la retrocessione accompagna tutto l?anno il campionato di calcio ed il premio è la ?salvezza?, come se al posto di finire in serie B, si finisse all?inferno; negli stadi imperano ?violenza e teppismo?: un manipolo di sciagurati ruba regolarmente i titoli a centinaia di migliaia di pacifici spettatori. Dopo ogni ?ponte? domenicale si contano i morti sulle strade. La Pasqua di ogni anno è confrontata con quella precedente nel fare il bilancio delle vittime d?incidenti: avventati bagnanti, improvvisati rocciatori, imprudenti guidatori, sprovveduti campeggiatori, incauti quanto generosi soccorritori dell?autostrada; così come il primo dell?anno si calcolano i morti ed i feriti nella ?guerra dei botti? di mezzanotte. In un regolamento di conti tra cosche c?è il rischio che un proiettile colpisca un ignaro passante, l?omologo di quello che muore attraversando la strada durante una rapina. Ma c?è anche il rischio di perdere la vita per uno sguardo di troppo lanciato verso una ragazza o per un parcheggio conteso; cadendo da cavallo, sciando o per una fuga di gas. La parola rischio, di per sé già ansiogena, è una delle più abusate dalla stampa ed accoppiata con epidemia, ingovernabilità, recessione, terrorismo, povertà e calamità diviene angosciante. Morendo dignitosamente nel proprio letto o mentre si lavora (gli incidenti mortali sul lavoro, nel nostro paese, sono più di trecento all?anno ? uno al giorno!) non si assurge agli onori della cronaca, ma nel perdere la vita avvitando una lampadina si può sperare di finire in prima pagina, perché l?incidente domestico fa paura. Rompersi la testa cadendo dalla scala mentre si puliscono i vetri o scivolare mortalmente nella vasca da bagno ci ricorda che in nessun luogo siamo al sicuro. Possiamo evitare malanni, crolli, tracolli e catastrofi, ma gli infortuni domestici, gli incidenti stradali, le disgrazie, le fatalità, restano sempre in agguato, la morte ci spia e ci sorprende come un ladro di notte, e noi dobbiamo aver paura.
Al diuturno tam-tam mediatico della paura fa da contrappeso, insospettabilmente, ma non involontariamente, il richiamo sessuale. Così, come accanto alle catastrofiche prime pagine dei giornali compaiono in edicola seducenti ragazze dai seni prorompenti ed i glutei sodi; dallo schermo della televisione, prima e dopo i notiziari, ammiccano ? fintamente inconsapevoli ? starlet scollacciate, dalle lunghe cosce, abbarbicate al pudore attraverso l?esile filo del perizoma.
Non da meno è la pubblicità. Famose patatine fritte, poco tempo fa reclamizzate da una nota conduttrice televisiva che ammiccava dicendo ?la patata tira?, ora sono sponsorizzate dal più celebre attore del cinema porno che le pubblicizza riutilizzando il doppio senso della ?patata che piace?. E poi lo slogan dei profilattici Durex: ?Io ce l?ho sempre Durex?; delle caramelle: ?Mela verde, me-la-dai?; dei salumi ?Maiale dentro?; dell?acqua minerale, con uso improprio della bottiglietta; e poi?e poi.
Per il lancio pubblicitario del film tratto dal demi-porno romanzo ?Cento colpi di spazzola?, la Sony, finanziatrice dell?impresa, ha speso un milione e mezzo di euro, quasi la metà del costo di produzione della pellicola. D?altronde, il libro in poco tempo aveva venduto circa due milioni di copie, favorito dalla pubblicità offertagli in televisione, facendo leva sulla morbosità d?indistinti rapporti sessuali intrattenuti da un?adolescente sempre in calore.
Il sesso fa vendere, il sesso spinge, ma soprattutto distoglie dalla paura, narcotizzando fino al prossimo telegiornale. Una continua altalena tra la morte e la vita, tra la punizione attesa ed il premio sospirato. Un sistema efficace di contrappesi che lascia scorrere in mezzo, in una sostanziale indifferenza, ogni menzogna, ogni nefandezza, ogni sopruso, sia esso sociale, economico o politico.
Un tempo erano le ?tre F? (Forca, Farina e Feste) a tener buoni gli animi, a far mandare giù l?uso arbitrario del potere e le sue turpitudini; oggi le ?due P?: Paura e Pornografia (per simmetria, potremmo aggiungere una terza P: Pallone).
Non può essere un caso che l?unica istituzione capace di dar sollievo morale alla sofferenza quanto alla consapevolezza della morte e di demitizzare il sesso, sia sempre di più attaccata ed in modo così feroce. La Chiesa Cattolica è fatta oggetto da tempo di una aggressività continua, un odio difficilmente comprensibile, che forse può essere spiegato solo con l?interesse a delegittimarla. ?Morte ai preti? o ?10, 100, 1000 vescovi morti? sono scritte che si trovano oggigiorno sui muri. La profanazione delle chiese ? da noi per molto tempo sconosciuta ? è ricomparsa a Torino, dove la Madonna del Carmine è stata oltraggiata con scritte blasfeme e con il lancio di un petardo durante la messa.
Dovremmo seriamente interrogarci su tali fenomeni, chiederci perché e da chi sono sostenuti ed alimentati; perché i poteri forti sono indifferenti.
?C?è una crescente ostilità anticattolica ? scrive Antonio Socci sul Giornale (9 novembre 2005), citando anche gli episodi sopra elencati ? talvolta è autentico odio, che si evidenzia anche in modi del tutto diversi da quelli estremisti: soprattutto nel mondo della cultura, della politica, dei giornali?. Si pensi, ad esempio, che la regione umbra ha ospitato a Perugia la ?Sagra Anticlericale?, prova che non si tratta di un moto d?insofferenza spontaneo.
Ernesto Galli della Loggia, qualche giorno prima, scriveva sul Corriere della Sera (6 novembre 2005) ??basta dare un?occhiata anche distratta agli scaffali di una libreria per accorgersi della moltiplicazione negli ultimi anni dei libri che in un modo o nell?altro manifestano un atteggiamento polemico nei confronti della religione e della Chiesa Cattolica in particolare?.
La Chiesa Cattolica, conforto per i più deboli e speranza nel dolore, elemento stabilizzante della società nei secoli, è ora temuta ed avversata come capace di spezzare il vantaggioso equilibrio scovato a fondo delle nostre paure più radicate e degli impulsi più facilmente sollecitabili. Un equilibrio funzionale alla conservazione di poteri che hanno perso progressivamente autorità e l?hanno sostituita con uno strisciante, quanto sinistro autoritarismo.
Affacciati dai palazzi, gli influenti visir della politica e della finanza osservano compiaciuti la folla inconsapevole che sfila docile sotto i loro occhi: una moltitudine tutta angosce ed istinti, facilmente influenzabile, governabile, spolpabile fino all?osso. Sono uomini e donne spaventati, drogati con un erotismo d?accatto, resi mansueti da chi sapientemente usa il bastone della paura e la carota del sesso.
Se la religione è stata considerata l?oppio dei popoli, oggi a ben guardare è il sesso l?oppio della nostra società, contraltare ad uno sciame di paure liberate artatamente nell?etere e fatte posare, il giorno dopo, sulle pagine dei giornali.
Franco Avenia