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	<title>Caffé-sexo</title>
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	<description>Franco Avenia, sociologo, sessuologo, commenta avvenimenti, storie personali e nuove prospettive scientifiche inerenti alla sessualità.</description>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 12:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antropologia Sessuale   Franco Avenia (www.francoavenia.com) …Attento agli eventi scientifici, culturali e sociali più significativi e abile nell’affrontare tematiche spesso assai diverse fra loro, Avenia sa integrare diversi apporti mantenendo posizioni scientifiche ed etiche certe senza cedere a relativismi qualunquisti. In questa maniera l’Autore delle pagine che presentiamo realizza una proficua integrazione fra diversi saperi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_25" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-25" title="Creat0002 grigio ritagliato piccolo formato" src="http://ca1sx1.blog.tiscali.it/files/2011/03/Creat0002-grigio-ritagliato-piccolo-formato-225x300.jpg" alt="Antropologia Sessuale. Riflessioni scientifiche e di vita quotidiana. Di Franco Avenia. Scione Editore – Roma, 2011-  www.scione.it  pp. 248 - € 20,00" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Antropologia Sessuale. Riflessioni scientifiche e di vita quotidiana. Di Franco Avenia. Scione Editore – Roma, 2011- www.scione.it pp. 248 - € 20,00</p></div>
<p align="center">Antropologia Sessuale</p>
<p></strong></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><strong>Franco Avenia</strong></p>
<p align="center"><strong>(<a href="http://www.francoavenia.com">www.francoavenia.com</a>)</strong></p>
<p>…Attento agli eventi scientifici, culturali e sociali più significativi e abile nell’affrontare tematiche spesso assai diverse fra loro, Avenia sa integrare diversi apporti mantenendo posizioni scientifiche ed etiche certe senza cedere a relativismi qualunquisti. In questa maniera l’Autore delle pagine che presentiamo realizza una proficua integrazione fra diversi saperi e apre un dibattito che può essere solo migliorativo… </p>
<p><em>                  Giorgio Rifelli </em>(Prefazione a “Antropologia Sessuale”)</p>
<p> </p>
<p>…Avenia racconta anche storie: quella della povera Safiya condannata alla lapidazione per aver ceduto alle lusinghe sessuali del cognato; quelle drammatiche delle generazioni della droga che si sono succedute dal dopoguerra ai giorni nostri. Il tutto con uno stile da un cronista di guerra, il cui lavoro è raccontare ciò che vede, ma che non può impedirsi di partecipare emotivamente…</p>
<p>Non manca, comunque, la leggerezza dello <em>humor</em> con cui sono descritti alcuni recenti comportamenti sessuali, né l’amaro sarcasmo attraverso il quale vengono colpiti gli stilisti di moda fintamente inconsapevoli della responsabilità d’aver creato pericolosi modelli sociali; o  i movimenti gay sorpresi nella loro grottesca incoerenza. Il tagliente sarcasmo dell’Autore, poi, non risparmia la sessuologia attuale che è colta nel suo essere impegnata soprattutto a strutturare il potere ed a difendersi dalle scienze limitrofe. Ma, oltre alle critiche sull’assetto politico-economico della sessuologia, si trovano interessantissimi interventi che affrontano, con grande rigore scientifico, indiscutibile competenza e lungimiranza, alcuni dei temi principali del moderno impianto metodologico della sessuologia.</p>
<p>Un’opera, dunque, completa che transita attraverso il giornalismo, l’antropologia, la sociologia e l’epistemologia, per darci un ritratto convincente e veritiero di cosa sia  attualmente la sessuologia, di dove stia andando e di  come sia vissuta nei giorni nostri la sessualità.</p>
<p align="center"><em>                                                                                          Salvatore Recupero </em>(Rivista di Sessuologia, N. 1, 2011)</p>
<p> </p>
<p>Il progetto culturale e scientifico dell’Autore di <strong>Antropologia Sessuale </strong>è già chiaro dal sottotitolo del libro: “riflessioni scientifiche e di vita quotidiana”. Si tratta, infatti, d’un insieme di saggi dedicati sia alla sessuologia, ovvero ai suoi principi ed ai suoi metodi, che alla sessualità, nelle forme e nei modi in cui è vissuta. Un’alternarsi, dunque, d’argomenti che stimola riflessioni profonde sul come oggi si studia la sessualità, su come la si “cura” quando è “malata” e come la si vive, singolarmente e socialmente. Vengono così affrontati temi quali l’impotenza, le protesi peniene, l’orgasmo femminile, il divorzio, le disfunzioni sessuali, ecc.,  ma anche i principi della metodologia sessuologica ed i presupposti della “terapia”; il rapporto tra la sessuologia e le scienze ad essa contigue e l’etica.</p>
<p>L’Autore, inoltre,  arricchisce il libro entrando nella vita di tutti i giorni: il rapporto e l’influenza della televisione, dai programmi per bambini al Grande Fratello;  i nuovi costumi sessuali; l’aborto; le droghe; i <em>sex toys</em> e le <em>lingerie</em>; la dipendenza da sesso. Rapide incursioni nel quotidiano condite a volte con umorismo o addirittura con graffiante sarcasmo, come avviene per “La modella psicologa”, improvvisata sessuologa del web, per le associazioni di gay paranoicamente ossessionate dalla discriminazione o per il governo USA che intende tornare a dividere gli alunni in classi distinte per sesso.</p>
<p>Importanti saggi sono, infine, quelli dedicati al transessualismo; alla violenza contro le donne; al rapporto tra paura, sessualità e potere; alla prostituzione. Quest’ultimo si segnala particolarmente per l’ampio e documentato panorama della prostituzione attuale che viene rappresentato con chiarezza e senza pregiudizi, mettendo a nudo le contraddizioni, le rivendicazioni ideologiche e le ipocrisie che hanno generato un neopuritanesimo persecutorio.</p>
<p>I saggi &#8211; come scrive l’Autore nell’introduzione &#8211; rappresentano “testimonianze del nostro tempo” la cui fruizione è decisamente transculturale, poiché tratta temi che spaziano dalla scienza alla cronaca,  utilizzando un linguaggio appropriato per ogni argomento.<strong> </strong></p>
<p align="right"><em>gdm</em> (sessuologiaout.blog.tiscali.it)</p>
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		<title>Sexual Addiction: dipendenre dal sesso</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2007 20:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[addiction]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenre]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sexual]]></category>

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		<description><![CDATA[Attualmente negli USA, la Sexual Addiction (dipendenza da sesso) ha un?incidenza nella popolazione stimata tra il 6% e l?11% (tra 15 e 20 milioni di persone). In Italia, la percentuale è decisamente minore, ma egualmente molto alta: 5,8% (dati AIRS, 2004). Di tale preoccupante fenomeno ne parla il ?Manuale sulla Sexual Addiction?, a cura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24" class="wp-caption aligncenter" style="width: 215px"><img class="size-medium wp-image-24" title="SEXUAL ADD" src="http://ca1sx1.blog.tiscali.it/files/2011/03/SEXUAL-ADD-205x300.jpg" alt="&quot;Manuale sulla Sexual Addiction&quot; a cura di Franco avenia e Annalisa Pistuddi. FrancoAngeli. Milano, 2007" width="205" height="300" /><p class="wp-caption-text">&quot;Manuale sulla Sexual Addiction&quot; a cura di Franco avenia e Annalisa Pistuddi. FrancoAngeli. Milano, 2007</p></div>
<p><img src="http://ca1sx1.blog.tiscali.it/files/2007/02/1133b109f09.jpg" alt="" /><br />
Attualmente negli USA, la Sexual Addiction (dipendenza da sesso) ha un?incidenza nella popolazione stimata tra il 6% e l?11% (tra 15 e 20 milioni di persone). In Italia, la percentuale è decisamente minore, ma egualmente molto alta: 5,8% (dati AIRS, 2004).<br />
Di tale preoccupante fenomeno ne parla il <strong>?Manuale sulla Sexual Addiction?</strong>, a cura di <strong>Franco Avenia e Annalisa Pistuddi</strong>, edito dalla <strong>Franco Angeli</strong>, appena uscito in libreria.<br />
In appendice al volume sono riportati tutti i dati raccolti in Italia nello studio sulla popolazione svolto dall&#8217;Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS).<br />
Il libro, per la prima volta in Italia, mette compiutamente a fuoco la Sexual Addiction, dandocene definizione, caratteristiche, inquadramento diagnostico e terapeutico, aspetti psicologici e sociali.<br />
&#8220;Ciò &#8211; come sostiene Franco Avenia, presidente dell&#8217;AIRS, sociologo e sessuologo, curatore del manuale &#8211; era necessario, in quanto il fenomeno della Dipendenza da Sesso è di grandi proporzioni e, purtroppo, è destinato a crescere nel tempo.<br />
In più, va considerato che il 55% dei dipendenti da sesso commette reati a sfondo sessuale e ciò potrebbe spiegare, almeno in parte, il crescente aumento di violenze sessuali sulle donne. I numeri, infatti, ci dicono che per ogni donna con la dipendenza da sesso ci sono cinque uomini con lo stesso problema (dati AIRS, 2004).&#8221;<br />
La rilevanza sociale del fenomeno è, dunque, di grande importanza e merito del libro è quello di aver portato con grande chiarezza alla ribalta scientifica, dei media e del grande pubblico una seria problematica che si stava diffondendo sommessamente. Si pensi che non solo il dipendente da sesso crea con i suoi comportamenti gravi danni a se stesso nella vita affettiva, relazionale e nell?attività lavorativa, ma mostra una forte propensione a delinquere poiché quasi sempre associa la dipendenza da sesso con quella di droghe, da rischio o con perversioni sessuali che vanno dall?esibizionismo alla pedofilia (l?80% dei dipendenti da sesso ? secondo uno studio condotto negli USA ? dichiara che il suo comportamento sessuale potrebbe portarlo all?arresto).<br />
<strong>Ma in cosa consiste la Sexual Addiction?</strong> A rispondere è Franco Avenia: ?La dipendenza da sesso è la condizione nella quale un individuo percepisce la propria sessualità centrale rispetto alla sua vita ed agisce in risposta ad un irrefrenabile impulso sessuale, indipendentemente dagli effetti negativi che il suo comportamento può arrecare a sé ed agli altri, poiché la soddisfazione del bisogno che genera l?impulso gli procura piacere ed, al contempo, ricava forte disagio, ansia e mal-essere dalla sua mancata soddisfazione?.<br />
La dipendenza da sesso, dunque, va chiaramente distinta da un normale, anche se robusto, desiderio sessuale ed, invece, assimilata ad una tossicodipendenza della quale ha le stesse caratteristiche.<br />
Tali caratteristiche ? come precisa Avenia, nelle pagine del libro ? sono: ?La centralità del sesso nella vita del soggetto. Si noti, infatti, che i sexual addicts orientano e regolano la loro vita in base alla possibilità di soddisfare i desideri sessuali. Le loro scelte ? con ricaduta di effetti a breve, ma anche a medio o lungo termine ? sono indirizzate a metterli il più possibile in condizione di attuare i comportamenti sessuali che bramano e che sanno di non poter in alcun modo controllare. La pervasività, ovvero l?inarrestabile spinta dei comportamenti sessuali ad insinuarsi in ogni ambito della vita del soggetto dipendente, poiché la sessualità non solo è dominante a livello mentale (centralità), ma lo diviene anche nel pratico, diffondendosi capillarmente in gran parte delle azioni quotidiane. Le conseguenze dei comportamenti che vengono sottostimate o negate. Il soggetto dipendente da sesso, infatti, nel suo distorto progetto di vita, indirizza le scelte in base ad un?alterata scala di priorità e valori e, poiché pone al centro la soddisfazione dei suoi impulsi sessuali, inevitabilmente si trova a produrre conseguenze dannose per sé e/o per altri che tende a sottovalutare o ignorare. L?impossibilità di gestire l?impulso sessuale, che si mostra irrefrenabile; la tolleranza (ovvero la necessità di aumentare sia l?intensità degli stimoli necessari ad attivare il comportamento sessuale, sia la loro frequenza) e l?astinenza.?<br />
In merito alla pericolosità sociale del dipendente da sesso, oltre ai citati studi statunitensi, vanno considerati i dati che emergono dalla parte della ricerca AIRS, 2004 svolta nel carcere milanese di Opera, in cui sono stati somministrati a 60 soggetti detenuti tossicodipendenti i questionari per la rilevazione della dipendenza da sesso. La presenza della dipendenza da sesso in questo campione è del 12% , ovvero il doppio rispetto alla media nazionale del campione casuale che ammonta al 6%.<br />
La domanda che, dunque, dobbiamo innanzitutto porci è: quali sono le motivazioni che possono rendere il dipendente da sesso incline a delinquere?<br />
Il dipendente da sesso ? risponde Avenia &#8211; è sicuramente un soggetto facilmente incline a delinquere per una serie di motivi:<br />
1. La storia personale. In base a studi effettuati negli USA, l?80% dei dipendenti da sesso proviene da famiglie dove almeno uno dei membri è già dipendente (droga, gioco d?azzardo, ecc.). In più, secondo letteratura, alcuni soggetti dipendenti da sesso, in percentuale maggiore rispetto alla media della popolazione, hanno subito abusi sessuali nell?infanzia o nell?adolescenza. Ciò c?induce facilmente a considerare che l?humus socio-culturale dei dipendenti da sesso sia di per sé disadattivo, inducendo verso comportamenti asociali e delinquenziali.<br />
2. L?inclinazione alla trasgressione. Il dipendente da sesso, da qualsivoglia prospettiva possa essere inquadrato, mostra una disregolazione istintuale e comportamentale. Ciò lo rende incline alla trasgressione e, dunque, ad infrangere norme sociali e leggi.<br />
3. Le conseguenze. Le note gravi conseguenze familiari, sociali ed economiche che la dipendenza da sesso produce, lasciano emergere due aspetti: il primo, di natura psico-individuale, che consiste nell?impostare una vita fuori dagli schemi socioculturali di cui non ha più interesse al rispetto; il secondo, di carattere pratico, che si sostanzia nella spinta a sopravvivere, nonostante le gravi conseguenze del proprio comportamento, costringendo spesso a soluzioni estreme che portano a delinquere.<br />
4. L?essenza della dipendenza. La dipendenza da sesso ha nell?attività sessuale la sua sostanza. Tale attività spesso non si soddisfa da soli, ma necessita del concorso di una o più persone e, laddove non vi sia il consenso di queste, lo si ottiene con la violenza. Ciò spiega, perché il 55% dei dipendenti da sesso compie reati a sfondo sessuale.<br />
5. La comorbilità. Le dipendenze più frequentemente correlate alla Dipendenza da Sesso sono quella da rischio e da droga: in entrambi i casi è evidente il collegamento con comportamenti delittuosi.<br />
Come si nota, l?aspetto delinquenziale della Sexual Addiction s?interseca in ogni ambito della vita del dipendente sessuale che, oltre a vivere un forte disagio psicologico, deteriora progressivamente i rapporti affettivo-relazionali e compromette l?attività lavorativa ed economica. Pertanto la problematica della Dipendenza da Sesso non ha solo rilevanza clinica individuale, ma anche significativi riflessi sociali.<br />
Infine, <strong>qual è l?identikit del dipendente sessuale in Italia?</strong><br />
Secondo i dati della ricerca AIRS, pubblicata interamente nel manuale, ?il normotipo del dipendente sessuale è: uomo, tra i 36 ed i 50 anni, residente al nord Italia, con licenza media inferiore, separato o vedovo.?<br />
?Premesso che la Dipendenza da Sesso sottende una psicopatologia ? continua Avenia &#8211; cerchiamo di capire perché il dipendente ha queste caratteristiche. La nostra società è ossessionata dal sesso (da sessuofobica negli anni ?50 è divenuta di recente sessuofila) e l?uomo è più esposto delle donne ai continui e martellanti stimoli sessuali che i mass media impongono, proponendo figure femminili sempre più spogliate, sempre più provocanti. E? residente al nord Italia perché al nord i rapporti umani sono, in genere, più rarefatti ed più facile sentirsi soli, spronando a cercare comunque una relazione. Ha un basso livello d?istruzione e ciò innesca due processi distinti e sinergici: primo, ha meno strumenti culturali per difendersi; secondo, le sue frustrazioni sociali sono più probabili, inducendolo a cercare una facile gratificazione nel sesso. Infine, è single (separato o vedovo) e la ricerca ? non sempre facile &#8211; di una partner lo spinge a surrogare un rapporto affettivo con l?attività sessuale.?<br />
?Ma il nostro lavoro ? concludono gli Autori &#8211; non ha la pretesa di sviscerare esaurientemente l?argomento, né di arrivare a conclusioni certe e definitive. Sull?interpretazione di tali dati ci sarà ancora da lavorare ed integrare, certi che altri ricercatori ed esperti andranno oltre il labile confine da noi tracciato.?</p>
<p>Riferimenti: <a href="http://www.francoavenia.com">per riferimenti e contatti</a></p>
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		<title>La dipendenza da sesso</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 22:12:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Franco Avenia e Annalisa Pistuddi Manuale sulla Sexual Addiction FrancoAngeli, Milano pp. 240, ? 24,50 In libreria da fine gennaio 2007 La sexual addiction (dipendenza da sesso) è stata descritta scientificamente per la prima volta nel 1886. Ai primi del Novecento, poi, alcuni Autori se ne sono occupati marginalmente, assimilandola alle perversioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><b>A cura di Franco Avenia e Annalisa Pistuddi<br />
Manuale sulla Sexual Addiction<br />
FrancoAngeli, Milano</b><br />
pp. 240, ? 24,50<br />
In libreria da fine gennaio 2007</p>
<p>La sexual addiction (dipendenza da sesso) è stata descritta scientificamente per la prima volta nel 1886. Ai primi del Novecento, poi, alcuni Autori se ne sono occupati marginalmente, assimilandola alle perversioni sessuali. Solo nell?ultimo ventennio del secolo scorso, però, si è iniziato a studiarla compiutamente. Secondo il National Council of Sexual Addiction, nato negli USA nel 1987 per studiare il fenomeno che si era osservato continuamente in crescita, la sexual addiction è la ?persistente e crescente modalità di comportamento sessuale messo in atto nonostante il manifestarsi di conseguenze negative per sé e per gli altri?. Ma molte altre sono le definizioni e le interpretazioni etiopatogenetiche, spesso affini, a volte antitetiche. È, dunque, nell?intento di mettere ordine e fare chiarezza in materia che è nato questo volume. La prima parte del manuale è, infatti, dedicata all?individuazione degli elementi caratteristici della sexual addiction ed al confronto dei diversi modelli interpretativi. La seconda, invece, è orientata verso la diagnosi e le proposte terapeutiche. A conclusione, nella terza parte, sono colti alcuni riverberi sociali, come il piacere, l?omosessualità maschile e la pericolosità sociale, in cui cause ed effetti s?intrecciano e si potenziano sinergicamente. Nell?appendice, infine, sono pubblicati i risultati di una ricerca sulla dipendenza da sesso, curata dall?Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS). Per fornire un panorama interpretativo e di prassi clinica più ampio possibile sono stati chiamati a collaborare specialisti di ambiti diversi, che con il loro apporto hanno contribuito ad illuminare il complesso fenomeno della sexual addiction. Il manuale è, dunque indirizzato, a psichiatri, psicologi, sessuologi e sociologi che si occupano di dipendenze, ma altresì consigliato a chi desidera comprendere le intricate dinamiche della sessualità e le sue ripercussioni sociali. </p>
<p>Riferimenti: <a href="http://www.francoavenia.com">il primo curatore</a></p>
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		<title>La caratteristica fondamentale del sistema massmediatico è quella di enfatizzare</title>
		<link>http://ca1sx1.blog.tiscali.it/2006/08/06/la_caratteristica_fondamentale_del_sistema_massmediatico____quella_di_enfatizzare_650855-shtml/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 20:44:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Beppe Lopez. Giornalista Mi sono chiesto come si possa arrivare &#8211; partendo da alcune intelligenti e stimolanti considerazioni su un doppio aspetto in effetti centrale, controverso e problematico del nostro tempo (l?enfatizzazione mediatica del lato drammatico degli eventi e del richiamo sessuale) &#8211; ad una ?sorprendente e inattesa apologia della Chiesa Cattolica? che non a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beppe Lopez. Giornalista</p>
<p>Mi sono chiesto come si possa arrivare &#8211; partendo da alcune intelligenti e stimolanti considerazioni su un doppio aspetto in effetti centrale, controverso e problematico del nostro tempo (l?enfatizzazione mediatica del lato drammatico degli eventi e del richiamo sessuale) &#8211; ad una ?sorprendente e inattesa apologia della Chiesa Cattolica? che non a caso fa andare in brodo di giuggiole un tipaccio di cristiano come Socci e fa concludere ad una mente libera come Guarnieri: ?La Chiesa che c?entra??.<br />
E mi rispondo più o meno così: che la provocazione di Franco Avenia parte da un presupposto apparentemente ineccepibile ma in realtà sbagliato. Sono infatti convinto che la caratteristica fondamentale del sistema massmediatico moderno non sia quella di enfatizzare dramma e sesso, e in conseguenza di diffondere paura e pornografia ? come sostiene Avenia &#8211; ma più semplicemente, si fa per dire, quella di enfatizzare. Quello di presentare, trattare ed elevare tutto e sistematicamente, ogni giorno, a ?realtà diffuse?, ?mode?, ?tendenze?, ?miti?, ?orientamenti epocali? ed ?eventi storici?; ogni piccolo o grande protagonista della cronaca a ?divo?, a ?capo storico?, a ?grande uomo?, a ?leader carismatico?. Anche Avenia, per comporre le ?tre P?, è costretto ad aggiungere, alla paura e alla pornografia, il ?Pallone?. Anche questo molto enfatizzato. Come peraltro le condizioni metereologiche (?l?estate più calda del secolo?). E la festa di matrimonio della figlia del ministro Mastella. E le intercettazioni telefoniche. E ?il partito degli slip? e il ?partito dei boxer?. E la presunta omosessualità di un conduttore televisivo. E ?l?impossibilità di arrivare con questo costo della vita alla quarta settimana del mese? e ?i ristoranti costosi mai così pieni di gente?&#8230;<br />
Sarà per una semplice ma determinante questione di formato &#8211; la velocità richiesta all?informazione televisiva, la semplificazione imposta agli articoli e soprattutto ai titoli dei quotidiani tabloid e dei magazine, ecc. ?, sarà per problemi più complessivi di linguaggio propri della informazione di massa o, com?è più probabile, anche per una serie di altre ragioni colpevolmente trascurate in questi frenetici decenni da informatori, massmediologi, sociologi e statistici, fatto sta che giornali e tv enfatizzano. Certo, anche e soprattutto il sesso e il lato drammatico degli avvenimenti (ci mancherebbe altro, con le curiosità, i pruriti e gli stimoli che esercita fra i viventi il sesso! con la forza di attrazione/repulsione che esercita da sempre sull?animale umano, e non solo su di esso, la vista del sangue e del dolore!). Ma anche i divertimenti, l?alimentazione, le diete, la ricchezza, la povertà, il pacifismo, il mercato, il contrabbando, la finanza, le veline, i coronati, i casseurs, il revisionismo storico, la Resistenza, i nazi-fascisti, i volontari sociali&#8230; Tutto e il contrario di tutto.<br />
E? chiaro che, se non si vede questa disposizione enfatizzatoria a 360 gradi e se si descrivono i massmedia come maniacalmente dediti a due soli canali di enfatizzazione, si rischia poi di arrivare alla conclusione che dietro tutto questo vi possa essere una volontà unica, un interesse compatto, un obiettivo globale: ?distogliere dalla paura?, come afferma infatti Avenia. Non a caso, si aggiunge, la Chiesa Cattolica viene ?sempre più attaccata e in modo feroce&#8230; l?unica istituzione capace di dar sollievo morale alla sofferenza quanto alla consapevolezza della morte e di demitizzare il sesso&#8230; elemento stabilizzante della società nei secoli&#8230;?.<br />
Non mi pare il caso di avventurarsi, ma vanno perlomeno segnalate le questioni relative alla credenza, alla pratica e all?istituzione religiosa in quanto sistema basato sulla rimozione dell?idea della morte attraverso la sua negazione (l?oltretomba, l?aldilà, il mondo dell?anima, l?eternità, gli dei, il Dio) e quindi ?capace di dar sollievo?. Da questo punto di vista, però, è necessario evidentemente richiamare alla nostra attenzione un grandioso fenomeno ? questo, sì, epocale &#8211; che pure sembrava acclarato e incontestabile, e che da solo basterebbe a spiegare gli epifenomeni di cui discutiamo, senza dover fare ricorso alla rappresentazione di una Chiesa ferocemente attaccata, aggredita, avversata, ostreggiata, delegittimata, odiata, profanata che francamente ritengo concepibile solo partendo da una visione fortemente e ingiustificatamente chiesacentrica della realtà attuale. Questo fenomeno è la secolarizzazione, la laicizzazione, la solitudine (e anche la disperazione) di uomini perlopiù privati, specie nel mondo occidentale e occidentalizzato, dei falsi conforti e delle illusorie speranze dei secoli e dei millenni trascorsi.<br />
Si stava meglio quando si stava peggio? Magari quando la Chiesa non era&#8230; ferocemente osteggiata e, diciamo così, non osteggiava la sessuofobia, nè ? per parlare del lato drammatico degli avvenimenti ? il colonialismo, nè le guerre giuste? Io credo di no.</p>
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		<title>Non neghiamo l&#8217;importanza delle fede, ma ci troviamo in conflitto&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 20:38:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Jole Baldaro Verde. Past President della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica L?editoriale di Franco Avenia ?Cento colpi di spazzola e passa la paura? ha suscitato in me, sia come persona che come sessuologa, una serie di riflessioni che vorrei condividere con quanti , come me, ne sono rimasti colpiti. L?editoriale, affronta un tema che, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jole Baldaro Verde. Past President della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica</p>
<p>L?editoriale di Franco Avenia ?Cento colpi di spazzola e passa la paura? ha suscitato in me, sia come persona che come sessuologa, una serie di  riflessioni  che vorrei condividere con quanti , come me, ne sono rimasti colpiti. L?editoriale, affronta un tema che, a mio parere,  riguarda la Teoria di riferimento della sessuologia come scienza autonoma e, di conseguenza, l?identità sessuale che rappresenta il suo fulcro. Questo, non più nuovo, concetto  sostituisce il Sé psicoanalitico e integra il biologico, lo psicologico e il culturale di ogni essere umano in modo diverso. Ognuno di noi è unico e irripetibile. Siamo ancora lontani dall?aver appreso tutto del nostro biologico, della parte cioè genetica ed esperenziale che sostituiscono l?ES, di più conosciamo lo psicologico e il culturale, l?Io e il Super Io ed è su questi aspetti che desidero soffermarmi.<br />
Della teoria di riferimento sessuologica dovrebbero far parte integrante le nostre due ?sentinelle di vita?: la paura ed il piacere, insieme al significato che esse hanno avuto dall?inizio dell?evoluzione umana fino ad oggi. Ogni cultura, che comprende generalmente una religione, ha inoltre profondamente modificato le ?norme? entro  cui  il piacere si può esprimere. E il piacere, non lo dimentichiamo, è quel ?segnale? che ci dice: OK, quello che stai facendo è giusto per te. La paura, a sua volta, è un segnale d?allarme che dice alla persona, attraverso la sofferenza proveniente dal suo corpo o dalla sua mente che vi è un pericolo, una minaccia per le nostra stessa sopravvivenza e che dobbiamo provvedere. Chiamiamo il medico, ricorriamo allo psicologo, al sessuologo, al sacerdote, fuggiamo o combattiamo.<br />
Che la sofferenza ci minacci da tre pareti, come Freud ci insegna, e cioè: dalla natura e da tutti i suoi ?capricci?, dal nostro corpo che si ammala e muore e dagli altri,  (soprattutto da quelli più significativi per noi) credo sia stato noto anche ai primi ominidi. Forse la differenze era costituita dall?assenza di sistemi di comunicazione quali oggi abbiamo. Oggi sappiamo dello tsunami che distrugge villaggi lontani nello stesso tempo in cui avviene, Allo stesso modo la nostra Tv ci avverte dei mille pericoli che ci minacciano anche se stiamo chiusi nella nostra casa: dal cibo contaminato dai pesticidi all?aviaria e alla mucca pazza, dai terroristi, ai ladri, agli imbroglioni, agli extracomunitari che sono pronti a toglierci dalla vita al lavoro. Come difenderci? Di contro il sesso viene offerto in tutte le salse come fosse o dovesse essere alla portata di tutti, dalla pubertà a cento e passa anni.  La bellissima che affianca la nuova automobile serve a venderla, e tutti i media fanno a gara a proporre modelli attraentissimi cui si deve somigliare, avventure facili e coinvolgenti (quelle in rete) cui si può facilmente accedere, cambiando continuamente. Ci si lamenta di un anticlericalismo che sembra diventare ogni giorno più presente? Della crisi della, spiritualità, della negazione di Dio? Su questi ultimi punti noi sessuologi dovremmo riflettere e, dopo un dibattito tra noi, dire la nostra. Non neghiamo l?importanza della fede, ma ci troviamo in conflitto quando, non solo la religione cattolica, ma le protestanti, l?ebraica, la mussulmana, non accettano l?evoluzione umana, non condividono l?importanza che le ?rivoluzioni culturali? (dalla scoperta scientifica della paternità che segna la nascita del patriarcato, alla rivoluzione cristiana che mette la donna su un piano di parità con l?uomo, al ?mitico? 68 che sposta la sessualità dalla procreazione alla qualità della relazione, ecc.) hanno avuto sull?identità sessuale maschile e femminile.  I ?fondamentalismi? educativi e religiosi influiscono in modo determinante sull?accettazione della propria identità (transessuale, omosessuale, bisessuale), sulla liceità e meno dei rapporto prematrimoniali, ( e ci si ritrova con i matrimoni ?bianchi? )sul ruolo maschile e femminile, su tutto quanto riguarda il sesso. La cultura narcisista, onnipotente nella quale noi occidentali stiamo vivendo spinge a ?godere? del sesso scisso dalle relazioni, ma è questo il modo che davvero ci  protegge dalla paura? Io credo che i media non debbano far passare la paura, da sentinella di vita, ad ansia divorante, che noi sessuologi dobbiamo scendere in campo, la sessualità non ha bisogno di una morale fondamentalista, ma di un?etica e su questa mi piacerebbe discutere con i colleghi.</p>
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		<title>Anche l&#8217;incipiente religione &quot;erotico-sessuale&quot; suscita le sue &quot;paure&quot;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 17:41:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CONSIDERAZIONI RIGUARDO L?EDITORIALE DI FRANCO AVENIA INTITOLATO ?CENTO COLPI DI SPAZZOLA E PASSA LA PAURA? Fernando Liggio. Psichiatra emerito L?Autore dopo avere esposto con mirabile pazienza e con eccezionale abilità di sintesi, dettagliatamente, ben 26 ?paure? di cui oggi è ossessionata l?umanità addita l?efficacia esoterica, ottenibile con ogni riferimento ai polimorfi aspetti concernenti la ?sessualità?, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CONSIDERAZIONI RIGUARDO L?EDITORIALE DI FRANCO AVENIA INTITOLATO ?CENTO COLPI DI SPAZZOLA E PASSA LA PAURA?</p>
<p>Fernando Liggio. Psichiatra emerito</p>
<p>L?Autore   dopo avere esposto con mirabile pazienza e con eccezionale abilità di sintesi, dettagliatamente, ben 26 ?paure? di cui oggi è ossessionata l?umanità   addita l?efficacia esoterica, ottenibile con ogni riferimento ai polimorfi aspetti concernenti la ?sessualità?, nel distogliere la mente umana dalle ?paure?, diffuse ad arte ??nell?etere e fatte posare, il giorno dopo, sulle pagine dei giornali?, tanto da sostituire, in qualità di ?oppio dei popoli?, la funzione della religione secondo l?ideologia marxista. Dalle conclusioni, l?Autore lascia trapelare che l??eroto-sessualità? si sta imponendo come una nuova religione che ?rilega? gli esseri umani alla sua ?dipendenza?. D?altra parte, le religione per imporsi hanno sempre ?sfruttato? la forza della ?sessualità?, o in senso positivo (con il dio ?piacere?) o in senso negativo (con la dea ?sofferenza?), a seconda delle culture in cui si sviluppano, risultando in ambedue i sensi valide ad uniformare gli atteggiamenti sociali. Infatti, Comfort (1963), a ragion veduta, precisa quanto segue: «?Tutte le religioni [?] quando sono al loro zenit forniscono meccanismi, inducenti coesione ed unità sociale, mediante i quali gli individui possono scaricare i propri impulsi antisociali [?]. Il cristianesimo ha sempre posto la regolazione della condotta sessuale al primo posto del suo sistema etico. Ha sempre fatto assegnamento, a volte deliberatamente a volte inconsapevolmente, sul suscitare paura ed ansia sessuale quale fonte della sua autorità. Non c?è pornografo che abbia ?sfruttato? il sesso con altrettanta pienezza. Non dimentichiamo che l??insegnamento cristiano? comprende [?] l?anti-sessualità così profondamente radicata d?una lunga tradizione di vergini e di celibi. [?]. Ai moderni autori cristiani nel campo dell?etica, i quali obiettano che nella letteratura psicologica si è esagerato riguardo l?antisessualità del cristianesimo, si deve rispondere che la valutazione del cristianesimo come influenza socio-sessuale deve basarsi sulle conseguenze che essa ha avuto sull?atteggiamento pubblico. Per quanto concerne il cristianesimo, è innegabile che nella morale e nella pratica sessuale la sua influenza sia stata meno salubre che quella di altre religioni. Il cristianesimo ha assimilato molti fra gli elementi meno liberali ed umanistici del giudaismo e la struttura della società autoritaria in cui nacque. Con questi elementi esso ha creato un sistema di etica sessuale ed un atteggiamento verso la sessualità ad un tempo rigido, antagonistico del carattere e del comportamento umano, e basato sulla paura [?]. In definitiva, il comune atteggiamento negativo nei riguardi della sessualità è in buona parte il risultato della fede religiosa [?]. Un altro tratto eminente del cristianesimo è la sua insistenza sul valore della sofferenza e dell?auto-avvilimento. [?]. L?impatto dell?insegnamento cristiano sulla mentalità pubblica ha prodotto diversi pregiudizi [?] tra cui quello che la sofferenza, l?astinenza e la verginità sono desiderabili come indici di valore morale?» (cfr. Comfort A.: «Sex in Society», Penguin Books, London, 1963). Ma, l?originalità e l?importanza dell?editoriale di Franco Avenia è nel messaggio sociale evidenziante come l?organizzazione governativa stia progressivamente incentivando, o tollerando, la diffusione massmediale dei polimorfi messaggi edonistici della sessualità, come subdola arma efficace a distogliere il popolo dalle angosce della precarietà dell?esistenza, in sostituzione della funzione in tal senso fin?ora esercitata dalla decadente religione di stato. Tuttavia, anche l?incipiente religione ?erotico-sessuale? suscita le sue ?paure?, basta pensare al notevole aumento dell?ansiogena ?paura? da ?prestazione erotica? e dell?angosciosa ?paura? da ?penetrazione?, ecc.<br />
<br />Riferimenti: <a href="http://www.fernandoliggio.org">per saperne di più sull&#8217;Autore</a></p>
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		<title>L&#8217;uomo della strada si preoccupa di minacce più remote</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jul 2006 12:07:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mario Campli. Chirurgo La paura, una paura multiforme e complessa, pervade -o dovrebbe pervadere- la nostra società. E il sesso, o meglio, una serie di offerte variegate atte a soddisfare il voyeurismo del pubblico, dovrebbe fare da contraltare a questa paura. Le cose stanno effettivamente così? Non sono certo in grado di dare risposte semplici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mario Campli. Chirurgo</p>
<p>La paura, una paura multiforme e complessa, pervade -o dovrebbe pervadere- la nostra società.<br />
E il sesso, o meglio, una serie di offerte variegate atte a soddisfare il voyeurismo del pubblico, dovrebbe fare da contraltare a questa paura.<br />
Le cose stanno effettivamente così? Non sono certo in grado di dare risposte semplici a problemi di simile portata, che coinvolgono una intera società; ma le società sono pur sempre costituite da singole persone, e almeno nella nostra civiltà occidentale si è sempre attribuita una rilevante importanza al&#8217;individuo, per cui mi azzarderò a fare qualche considerazione del tutto personale.<br />
Non concordo completamente con il quadro dipinto dal Dott. Avenia: a me pare di scorgere una fondamentale dicotomia tra la paura &#8220;proposta&#8221; al pubblico e quella &#8220;vissuta&#8221; dal pubblico. Da una parte c&#8217;è la rappresentazione della paura, la cronaca sconfortante di un mondo avviato alla catastrofe: ma c&#8217;è davvero qualcuno che percepisce in modo così drammatico gli eventi che i telegiornali ci ammanniscono? Piuttosto io leggo indifferenza nel modo in cui i notiziari non riescono nemmeno a turbare il nostro placido pasto quando, seduti a tavola per pranzo o per cena, mettiamo distrattamente mano al telecomando per ascoltare le ultime notizie. Dall&#8217;altra parte, tocco con mano nei miei rapporti con il pubblico, nella vita di ogni giorno come nei gruppi di discussione su Internet, quanto la gente possa angosciarsi per paure che agli occhi di una persona informata e razionale appaiono prive di concreto fondamento (e mi riferisco ai pericoli di epidemie, al rischio elettrosmog, al rifiuto del nucleare o dei cibi transgenici: una facile verifica la si ottiene facendo una ricerca con alcune di queste parole-chiave sul sito http://www.sci-med.it/cerca.html#archivio).<br />
La guerra in medio-oriente, gli arsenali atomici esistenti della Corea del Nord o desiderati dell&#8217;Iran, terremoti e tsunami, le stragi della strada, del terrorismo, sono fatti reali, concreti. Con la attuale globalizzazione non esiste luogo abbastanza remoto sul pianeta per poterci dire salvi dalle conseguenza di qualsiasi evento: eppure la televisione, che dovrebbe essere la nostra finestra sul mondo, che dovrebbe portare tutto il mondo in casa nostra, sembra avere lo stesso effetto di un cannocchiale al rovescio.<br />
L&#8217;uomo della strada, invece, si preoccupa di minacce molto più remote:<br />
decenni di ricerche sull&#8217;inquinamento elettromagnetico hanno dimostrato l&#8217;assenza di qualsiasi effetto biologico rilevante delle microonde dei telefonini, eppure molte persone mettono in atto strategie per evitare rischi, come l&#8217;impiego degli auricolari o di inutili dispositivi di protezione, e quasi nessuno si direbbe contento di vedersi installare le antenne di una cellula telefonica sul tetto di casa. Stessa cosa dicasi per i cibi transgenici: il mais e il grano &#8220;naturali&#8221; che oggi mangiamo sembrano mostruose caricature delle piante &#8220;selvagge&#8221; da cui l&#8217;uomo primitivo, con pazienti e lunghissimi incroci e selezioni, trasse i vegetali con i quali si è sviluppata l&#8217;agricoltura. Queste piante sono ben più distanti dagli antichi progenitori di quanto molte varietà attuali modificate in laboratorio lo sono dalle specie di origine, e altrettanto<br />
&#8220;artificiali&#8221;: eppure sono i cibi &#8220;geneticamente modificati&#8221; a suscitare la paura.<br />
Mi verrebbe da riconoscere un criterio per cui &#8220;certe&#8221; paure fanno più paura, e certe altre non smuovono dall&#8217;indifferenza: l&#8217;individuo teme ciò che può colpirlo personalmente (le radiazioni del cellulare, il cibo sulla sua mensa, la malattia), mentre altre minacce ben più concrete non lo riguardano così direttamente. Guerre, terrorismo, sfruttamento sono problemi che coinvolgono intere nazioni, ed evidentemente la nostra eredità biologica di scimmioni sapienti ci impedisce di valutare correttamente il peso dei pericoli che riguardano ben più della cerchia ristretta di qualche decina di individui che ciascuno di noi considera il suo &#8220;mondo&#8221;.<br />
Ma io stesso sono in grado di riconoscere tali e tante eccezioni da capire che questo criterio è tutt&#8217;altro che una regola. Quel che è certo è che ciascuno di noi attribuisce in base ai suoi giudizi, razionali o meno, il peso che dobbiamo attribuire alle minacce che incombono, e quanto più personalizziamo il rischio, tanto più esso ci sembra elevato. Forse per questo l&#8217;accanito fumatore continua allegramente a fumare, informato ma, a quanto pare, non realmente consapevole dei pericoli per la sua salute. E in questo l&#8217;emotività ha un peso grandissimo: come spiegare il terrore di quelli che non osano salire a bordo di una aereo, ma guidano tranquillamente la loro auto, ignorando che il rischio di incidente è incommensurabilmente più elevato nel secondo caso?<br />
Il ruolo dei media nella percezione del pericolo, però, non è da trascurare. Non è possibile fingere di non accorgersi dell&#8217;enfasi che i mezzi di comunicazione di massa, e specialmente quelli più popolari, mettono nell&#8217;esagerare i pericoli, veri o meno veri che siano, facendo sembrare più reali minacce che in realtà non sono tali, e alimentando il bisogno del pubblico di reagire in qualche modo a queste minacce. Pur senza cadere nel tranello di vedere un disegno nascosto, un &#8220;complotto&#8221;<br />
per distrarre le menti da altri problemi, resta lo sconforto di constatare che media e pubblico si inseguono a vicenda, gli uni proponendo, gli altri ricercando, quello che &#8220;fa notizia&#8221;, rincorrendosi in un campo dove, è il caso di dirlo, non c&#8217;è nulla di nuovo sotto il sole: dall&#8217;epoca del &#8220;panem et circenses&#8221; l&#8217;unica cosa cambiata è la disponibilità economica del pubblico, che oggi rende superflua la distribuzione del &#8220;panem&#8221;.<br />
E cosa dire della offerta &#8220;sessuale&#8221; dei media? Anche in questo caso, il fenomeno non è recentissimo: negli anni &#8217;70 l&#8217;informazione periodica &#8220;popolare&#8221;  (Stop, Eva Express, Novella 2000&#8230;) sbandierava allegramente tra un gossip e uno scoop le foto di seni e sederi al vento di vip o presunti tali, mentre le riviste di stampo più intellettuale combattevano una lotta all&#8217;ultimo sangue per accaparrarsi l&#8217;ultima modella da sbattere in copertina (svestita, naturalmente). Erano gli anni in cui il nudo femminile faceva il suo ingresso nelle case degli italiani attraverso la televisione, prima con l&#8217;ombelico della Carrà, poi con immagini più esplicite con trasmissioni come Odeon o Stryx. La sessualità non era ancora esibita come in Francia, dove passeggiando per una città di provincia si poteva tranquillamente trovare la vetrina non oscurata di un sexy-shop e i muri delle case erano tappezzati dei manifesti di film come &#8220;Emmanuelle&#8221; o &#8220;Histoire d&#8217;O&#8221;, dai quali le discinte Sylvia Kristel o Corinne Clery occhieggiavano ai passanti; l&#8217;erotismo diventava una componente esplicita dei rapporti umani e dell&#8217;informazione, non più nascosta (o negata).<br />
Mi sembra, però, allora come oggi, che la gran parte della lusinga erotica con la quale i mezzi di informazione ci tentano sia rivolta, in fondo, solo ad una metà del cielo, quella maschile. Nessuna meraviglia, conoscendo le dinamiche della fruizione sessuale maschile e femminile. Ma possiamo allora considerare un volontario ed efficace contrappeso della paura una blandizia che dimentica metà del pubblico al quale dovrebbe rivolgersi? Facile, in questo caso, deviare il pensiero su considerazioni sulla reale portata della emancipazione femminile, su quale sia, almeno nel sentire generale, la parte &#8220;che conta&#8221; della nostra società.<br />
Mi sembra in realtà che questo erotismo, a volte sbattuto in faccia, a volte elusivamente sottinteso, più che contraltare alla paura sia solo un&#8217;altra delle &#8220;emozioni forti&#8221;, quasi caricaturali, che i media ci ammaniscono quotidianamente. E non mi riferisco solo al sesso, o agli sport estremi e le loro cronache, ma anche ad emozioni più quotidiane e positive, ma sempre enfatizzare ed esagerate dai media, che vengono fuori dai reality show, o da trasmissioni televisive che sono veri o dissimulati giochi di &#8220;role playing&#8221;, con incontri e scontri di parenti, familiari, vicini, amici.<br />
Tutta questa rappresentazione esagerata di emozioni ci stimola, ci eccita, ci fa sentir vivi, ci spinge a reagire in modi non sempre appropriati. In questo senso tutto, anche la rappresentazione della paura (che non si identifica con la paura stessa) fa da contraltare al terrore della morte, della nostra morte personale, che nella nostra società è un tabù ben radicato (si confronti, su questo punto, un altro mio scritto dedicato ad un altro argomento che però prende in esame anche la questione del nostro rapporto con la morte: http://www.sci-med.it/articoli/AlternativeCampli.html).<br />
Non riconosco in questa enfasi emotiva dei mezzi di comunicazione il risultato di direttive &#8220;dall&#8217;alto&#8221;, non lo vedo come la conseguenza di un disegno cosciente, ma come il prodotto di una perdita diffusa di certi valori, del pudore; certo questo quadro è funzionale alle necessità della società capitalistica, che mette il profitto al primo posto, ma è probabilmente la naturale conseguenza della evoluzione della nostra società, una società &#8220;post-cattolica&#8221;. Viviamo in mezzo a molte<br />
contraddizioni: un&#8217;Italia laica che convive con l&#8217;ingombrante presenza del Papa; un rinnovamento di una minoranza di cattolici impegnati che vive con grande intensità la propria religiosità, accanto ad una maggioranza di persone battezzate che possono definirsi cattoliche solo sulla carta; un bisogno di spiritualità che si rivolge a culti e riti estranei alla nostra cultura; e tanto altro ancora&#8230;<br />
Ma può la Chiesa oggi ergersi a baluardo contro la perdita dei valori, la colonizzazione culturale, religiosa e demografica alla quale l&#8217;Italia e l&#8217;Europa sono sottoposte? La mia personale opinione è che la componente laica della nostra società è comunque figlia del cristianesimo, e ne condivide molti valori fondamentali: ma non riconosce alle gerarchie cattoliche l&#8217;autorità di dettare legge su questioni nelle quali alcuni oggi preferiscono esprimere opinioni che riflettono anche l&#8217;evoluzione della conoscenza e della società. La storia della Chiesa (della Chiesa Cattolica Romana) è, in fondo, la storia di una lenta e progressiva perdita di potere, dall&#8217;epoca dello Scisma ai giorni nostri: una perdita di potere temporale, una riduzione della sfera d&#8217;influenza politica, un ridimensionamento della autorità morale, una diminuzione del sentimento religioso. Questo cammino, paradossalmente, è vaticinato proprio nel primo capitolo del Libro dei Libri: l&#8217;uomo che mangia del frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male si allontana da Dio.<br />
Il ruolo che la Chiesa reclama è per sua natura totalizzante, e per questo probabilmente rifiutato da chi, laico ma pur sempre figlio della civiltà cristiana, condivide alcuni dei valori difesi dalla Chiesa ma non riconosce il magistero delle sue gerarchie (che talvolta è in stridente contrasto persino con chi la Chiesa la vive sul campo, come certi missionari in terra d&#8217;Africa che preferiscono distribuire preservativi piuttosto che seguire le prescrizioni delle autorità ecclesiastiche sul problema della sessualità e del contenimento delle nascite.) Ma forse, senza alcuna necessità di riconoscere alla Chiesa un ruolo dominante, la consapevolezza razionale di queste dinamiche può essere un antidoto valido per una riaffermazione di valori che sia razionale e non ingenua o imposta da Dio&#8230;</p>
<p>Riferimenti: <a href="http://www.sci-med.it/me/">per sapere di più sull&#8217;Autore</a></p>
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		<title>Il sesso&#8230;combattuto da autoritarismi religiosi, integralismi&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 12:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Angela Maria Bianchini. Neuropsichiatra Ill.mo prof.Avenia Solo recentemente ho avuto l?occasione di leggere l?editoriale?Cento colpi di spazzola??-la lettura è stata per me molto stimolante e mi ha indotto ad alcune considerazioni (innanzitutto mi sia permesso meravigliarmi della sua meraviglia circa il quadro sociale che viene illustrato nell?articolo..): 1)da sempre e sottolineo da sempre-l?uomo si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Angela Maria Bianchini. Neuropsichiatra</p>
<p>Ill.mo prof.Avenia<br />
Solo recentemente ho avuto l?occasione di leggere l?editoriale?Cento colpi di spazzola??-la lettura è stata per me molto stimolante e mi ha indotto ad alcune considerazioni (innanzitutto mi sia permesso meravigliarmi della sua meraviglia circa il quadro sociale che viene illustrato nell?articolo..):<br />
1)da sempre  e sottolineo da sempre-l?uomo si è dovuto confrontare con la morte perché è l?aspetto complementare ed inevitabile della vita,perché siamo consapevoli della nostra precarietà  (non per niente i nostri nonni al momento del commiato (Ci vediamo domani) rispondevano ritualmente;?se Dio vuole? consapevoli appunto della precarietà umana.Morte che si è sempre presentata sotto gli aspetti proteiformi di guerre,malattie,catastrofi naturali (a cui ora aggiungiamo atti di terrorismo,incidenti stradali ecc..)-Ora però ?è questa è l?unica novità- c?è la cassa di risonanza,di amplificazione dei ?media?-per cui ciò che succede in regioni o paesi lontanissimi- ora ce lo troviamo-via TV- in casa al mattino-al momento del caffè- o la sera prima di andare a dormire (con relative angosce notturne, crisi di panico ecc..).<br />
2) Il sesso: un tempo era la ?fisiologica? (ora ?consumistica?) reazione alla morte intesa come illusoria possibilità di sconfiggere il nostro inevitabile destino finale..ma essendo anche un atto in se stesso rivoluzionario,individualistico, è stato( e lo è tuttora ) combattuto da autoritarismi religiosi,integralismi ecc.<br />
3)l?indifferenza:non mi sembra questo il termine adeguato a descrivere la reazione del collettivo nei riguardi di grandi eventi drammatici che si susseguono quotidianamente- io la  chiamerei piuttosto ?reazione di anestesia? ,come forma appunto di istintiva autodifesa  verso l?angoscia che ci invade ad ogni notizia sconvolgente.<br />
Mi auguro di seguitare a leggere ancora altrettanti riflessioni stimolanti.<br />
 Cordialmente  ange.bianchini@mclink.it</p>
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		<title>Maledetto il giorno in cui fu detto &quot;è stato concepito un uomo&quot;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 12:42:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ines Testoni. Filosofa, psicologa. &#8220;Carissimi: Non esisterebbero né pornografia né mercato del sesso se non ci fosse una morale come quella cattolica (ma anche quella protestante, ebraica, e che dire di quella musulmana che abbatte ancora con lapidazione una donna solo perchè &#8220;desiderata&#8221; da qualcuno che non sia suo marito?!?!????) che castra la sessualità femminile. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ines Testoni. Filosofa, psicologa.</p>
<p>&#8220;Carissimi: Non esisterebbero né pornografia né mercato del sesso se non ci fosse una morale come quella cattolica (ma anche quella protestante, ebraica, e che dire di quella musulmana che abbatte ancora con lapidazione una donna solo perchè &#8220;desiderata&#8221; da qualcuno che non sia suo marito?!?!????) che castra la sessualità femminile. E&#8217; un gioco totalmente maschile quello di soffocare una parte (quella della donna) per accendere un incendio dall&#8217;altra (quella dell&#8217;uomo)&#8230; L&#8217;erotismo maschile può essere acceso solo quando sia talmente violento da soffocare la ragione&#8230; L&#8217;infibulazione che tanto deploriamo è solo una esigua somatizzazione culturale di ciò che le donne nella storia hanno pagato con i roghi, i servaggi nei conventi e oggi con la mitissima etica della cura tanto amata da Woitila e dal suo epigonissimo moralista tedesco, così preoccupato di definire il posto della donna nella società e nella rassicurantissima famiglia&#8230; E&#8217; troppo evidente che si tratta di un problema di incertezza da parte dell&#8217;uomo rispetto al senso da attribuire al proprio pene e alle sue indecifrabili funzioni. L&#8217;uomo ha paura di procreare: ritiene di essere colpevole di dare la vita e non comprende che cosa sia il richiamo che in lui suscita la vagina. L&#8217;uomo ha paura di quel che accade nel ventre della donna che d&#8217;improvviso comincia a pulsare. Ma &#8211; ovvio &#8211; sotto ci stanno categorie terrificanti che le religioni tradizionali hanno da sempre cercato di attutire, ammorbidire, ammaestrare creando un accordo fittizio e oltremodo costoso sia per l&#8217;uomo che per la donna attraverso quella normazione normalizzante che viene definita &#8220;morale&#8221;, appunto&#8230; perchè quel che la donna testimonia rimane &#8211; nonostante lei &#8211; assolutamente primordiale e &#8220;umanamente inconcepibile&#8221;. Io lavoro proprio su questi temi e in particolare intorno a quel terrificante urlo di Giobbe quando spudoratamente (altro che pornoshop!) egli imprecò: &#8220;maledetto il giorno in cui fu detto &#8216;è stato concepito un uomo!&#8217;&#8221;&#8230; Il senso del suicidio da Cristo in poi non è quello che era stato definito fino alla sua crocifissione, allorché prima di morire colui che sapeva di essere Dio chiese, dice Giovanni, a colei che lo fece ri-cadere in terra &#8220;Donna &#8211; Che c&#8217;è tra noi?&#8221; (qui sta il punto di ogni morale teologica!). Discuto queste cose e altre sul morire e la volotà di farlo razionalmente in un bel libro che sta per uscire (e le approfondisco su un altro che uscirà l&#8217;anno prossimo). Se volete mi faccio un po&#8217; di pubblicità &#8211; - &#8211;  Ma solo su richiesta&#8230;<br />
Pronta a rispondere sempre con gioia<br />
Ines Testoni&#8221;</p>
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		<title>I mass media non ignorano la Chiesa, ma ignorano il suo messaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 12:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Giovanni Russo. Oridinario di Bioetica La connessione paura-sesso è ben conosciuta da tutti, esperti e gente comune: il sesso è un ottimo surrogato per l?innata paura dell?uomo. Questa elementare evidenza psicologica oggi è accentuata dalla forte erotizzazione della società, avvenuta ? mi si permetta il giudizio ovvio ? per opera di una selvaggia capitalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Don Giovanni Russo. Oridinario di Bioetica</p>
<p>La connessione paura-sesso è ben conosciuta da tutti, esperti e gente comune: il sesso è un ottimo surrogato per l?innata paura dell?uomo. Questa elementare evidenza psicologica oggi è accentuata dalla forte erotizzazione della società, avvenuta ? mi si permetta il giudizio ovvio ? per opera di una selvaggia capitalizzazione che, pur di raggiungere il profitto ad ogni costo, ha perso ogni pudore. Il pudore è qualcosa che ancora in qualche modo insegnamo ai nostri ragazzi, soprattutto a casa, ma che caratterizza nel segno opposto la nostra pianificazione economica. Perché questa scissione fra dentro e fuori? Al lettore la risposta.<br />
La Chiesa Cattolica ha sempre rifiutato ? nel nome di una visione integrale della sessualità in un contesto di amore ? questa scissione, perciò è stata ed è oggetto di pesanti attacchi da parte di una laicismo ingegnuo che spesso è solo strumento a servizio del capitalismo negativo, quello selvaggio. La convergenza con la Chiesa Cattolica per una riduzione dell?erotismo eccessivo nei media e nella comunicazione ordinaria dei messaggi, dovrebbe spingere i laici verso un dialogo costruttivo. Anche in una visione individualista della persona da parte della laicità converrebbe convergere circa l?abuso dell?eros; certo non è possible trovare un sentiero commune con aree laiche materialiste o interessate al profitto ad ogni costo, che indirizzano la libertà verso qualsiasi scelta pur di raggiungere i propri interessi, anche se in ultima analisi non si sa fino a che punto potremo arrivare. L?eros selvaggio porta solo alla violenza.<br />
Perciò mi congratulo con Franco Avenia per l?articolo e mi permetto di osservare ad Alberto Guarnieri che la Chiesa c?entra, sia riguardo alla sessuologia ? che ha sempre caratterizzato il suo impegno nella vita pubblica ? sia riguardo a quella che Guarneri ritiene la caratteristica di questi nostri tempi: l?indifferenza e l?apatia verso tutto. Se la causa è lo stress, la Chiesa ha un messaggio liberante; se la causa è quella che Guarneri chiama ?il nostro modello di sviluppo?, anche su questo la Chiesa almeno da Leone XIII in poi ha fatto le sue osservazioni; e la Chiesa ha da dire qualcosa anche sul calo del desiderio sessuale oggi vertiginosamente cresciuto, che è solo in parte ? come osserva giustamente Guarneri ? ?estensione dell?apatia sociale?, ma è soprattutto ? come nota il sessuologo Avenia ? sovraesposizione ad un richiamo che produce una sorta di ottundimento fisiologico e che fa diminuire progressivamente l?attrattiva stessa. E su queste scelte morali la Chiesa, oggi come sempre, ha avuto e maggiormente oggi ha da dire.<br />
I mass media non ignorano affatto la Chiesa, ma ignorano il suo ?messaggio?, che spesso attaccano perché asserviti alla logica del datore di lavoro. Ciò di cui oggi abbiamo estremamente bisogno sono giornalisti liberi, pronti al dialogo con tutti, rispettosi del pluralismo e capaci di critica costruttiva. Quando i media ? come dice bene Avenia ? accentuano la paura per indurre l&#8217;illusoria consolazione del sesso, esercitano ingenualmente ? io aggiungo ? il ruolo di vettori di un modello di sviluppo che altri (i loro capi) hanno pianificato. ?Un equilibrio ? dice bene Avenia ? funzionale alla conservazione di poteri che hanno perso progressivamente autorità e l?hanno sostituita con uno strisciante, quanto sinistro autoritarismo?. La Chiesa Cattolica, popolo dei piccoli contro l?autoritarismo degli arroganti, è segno di speranza per chi guarda verso un futuro diverso, che ci libera dalle paure e fa risplendere l?eros nell?orizzonte di un amore profondo.<br />
Imploro i colleghi giornalisti: non taciamo una speranza ineffabile.</p>
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